Cuore Ecuador: Italia, questa è la nostra casa

Agenzia Dire

CORONAVIRUS. GLI ECUADORIANI IN ITALIA: QUESTA È LA NOSTRA CASA: PIÙ CHE STOP A VOLI PER QUITO PREOCCUPA LAVORO

Roma, 11 marzo “Nella comunità ecuadoriana che vive qui la notizia dell’interruzione dei collegamenti aerei con l’Italia non ha affatto scatenato il panico. Sono 20 anni che siamo in Italia, questa e’ la nostra casa, non faremo di tutto per tornare in Ecuador al piu’ presto”.

Antonio Garcia è il presidente dell’Unione di solidarietà degli ecuadoriani in Italia (Usei), sede in Liguria ma affiliati dal nord al sud. Con l’agenzia Dire parla della misura adottata dall’Ecuador, uno degli ultimi Paesi che per prevenire la diffusione del Covid19 ha interrotto i collegamenti aerei con il nostro Paese. Garcia si è recato ancora in Ecuador a metà gennaio ed è rimasto colpito dall’atteggiamento delle autorità rispetto alla potenziale diffusione del coronavirus: “Si è subito messa in moto una politica di prevenzione molto forte, tutti negli aeroporti indossavano guanti e mascherine” ricorda il presidente dell’Usei. A stupirlo pero’ e’ stata anche la presenza di “gruppi organizzati di persone che giravano gli uffici per informare le persone su come prevenire la diffusione del virus”. Secondo Garcia, “e’ giusto che sia cosi’, perche’ il sistema sanitario dell’Ecuador non potrebbe mai reggere qualcosa come quello che sta avvenendo adesso in Italia”. Da allora la situazione si è evoluta. Tutta l’Italia è stata definita per decreto “zona protetta”, con una serie di misure di contenimento da rispettare. Usei sta facendo la sua parte: “Stiamo aiutando le persone a capire cosa succede, ma abbiamo deciso di adottare quello che definirei un basso profilo: più che aggiungerci alla schiera di esperti che dicono la loro su questo argomento delicato, abbiamo deciso di fare passaparola, di parlare con le persone”. Alcuni risultati si riescono a ottenere, secondo Garcia: “Proprio prima della nostra chiamata era al telefono con una signora, le stavo spiegando l’utilità del modulo di autocertificazione messo a disposizione del ministero dell’Interno, a cosa servono”. L’Usei sta facendo piccole cose, ma concrete. “Penso anche ai moduli” dice Garcia. “Chiunque si deve muovere per il Paese dovrebbe averne uno, ma se non ho una stampante, come faccio a portarmelo dietro? Abbiamo messo una cartellina, nel cancello della nostra sede, ci sono i fogli prestampati: chi vuole può prenderli”. Uno degli aspetti che preoccupa l’Usei e’ pero’ la questione del lavoro, in particolare quello che succederà una volta terminato il blocco. “Si parla di molte categorie di lavoratori – dice Garcia – ma a oggi non ho sentito una parola sulle assistenti domiciliari”. Il presidente dell’Usei evidenzia che “sono molte le donne ecuadoriane occupate in questo settore” e che diverse questioni restano per adesso senza risposta: “Cosa succede se una persona perde il lavoro, o se si ammala?”

Agencia Dire

Coronavirus. ECUATORIANOS EN ITALIA: ESTE ES TAMBIEN NUESTRO HOGAR: MÁS QUE DEJAR DE VIAJAR A QUITO, NOS PREOCUPA EL TRABAJO

Roma, 11 de marzo “En la comunidad ecuatoriana que vive aquí, la noticia de la interrupción de las conexiones aéreas con Italia no ha desencadenado el pánico en absoluto. Hemos estado en Italia durante 20 años, este es tambien nuestro hogar, nos quedamos aqui hasta que podamos viajar a Ecuador”.

Antonio García es el presidente de la Unión de Solidaridad de Ecuatorianos en Italia (Usei), con sede en Liguria pero afiliado de norte a sur. Con la agencia Dire, habla sobre la medida adoptada por Ecuador, uno de los últimos países que para evitar la propagación de Covid19 ha suspendido las conexiones aéreas con nuestro país. García fue nuevamente a Ecuador a mediados de enero y quedó impresionado por la actitud de las autoridades hacia la posible propagación del coronavirus: “Una política de prevención muy fuerte se puso en marcha de inmediato, todos en los aeropuertos llevaban guantes y máscaras”, recuerda el presidente de la USEI. Sin embargo, también lo sorprendió la presencia de “grupos organizados que recorrían las oficinas para informar a las personas sobre cómo prevenir la propagación del virus”. Según García, “es correcto que así sea, porque el sistema de salud de Ecuador nunca podría hacer frente a algo como lo que está sucediendo ahora en Italia”. Desde entonces la situación ha evolucionado. Toda Italia se definió por decreto “área protegida”, con una serie de medidas de contención a respetar. La Usei está haciendo su parte: “Estamos ayudando a las personas a entender lo que sucede, pero decidimos adoptar lo que yo llamaría un perfil bajo: en lugar de agregarnos a las filas de expertos que tienen su opinión sobre este delicado tema, decidimos correr la voz, para hablar con la gente “. Según García, se pueden obtener algunos resultados: “Justo antes de nuestra llamada, él estaba hablando por teléfono con una mujer, le estaba explicando la utilidad del formulario de autocertificación puesto a disposición del Ministerio del Interior, para qué sirven”. La Usei está haciendo cosas pequeñas pero concretas. “También pienso en módulos”, dice García. “Cualquiera que tenga que moverse en el país debería tener uno, pero si no tiene una impresora, ¿cómo puedo llevarlo conmigo? Tenemos una carpeta en la puerta de nuestra oficina, hay hojas preimpresas: cualquiera que desee puede llevarlas”. Uno de los aspectos que preocupa al USEI es la cuestión del trabajo, en particular lo que sucederá una vez que termine el bloqueo. “Se habla de muchas categorías de trabajadores, dice García, pero hasta la fecha no he escuchado una palabra sobre los asistentes familiares”. El presidente de la USEI destaca que “hay muchas mujeres ecuatorianas empleadas en este sector” y que varias preguntas siguen sin respuesta por ahora: “¿Qué sucede si una persona pierde su trabajo o si se enferma?”

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