Controlli dei carabinieri sul caso Giorgio Armani Operations

“Laboratori irregolari, lavoratori cinesi in nero e clandestini” Prodotti realizzati da lavoratori  calndestini al costo di 93 euro e venduti a 1.800 euro 

Milano, 5 aprile 2024 – I Carabinieri del Nucleo Ispettorato del Lavoro di Milano hanno dato esecuzione ad un decreto di “amministrazione giudiziaria” emesso dal Tribunale di Milano – Sez. Misure di Prevenzione su richiesta della Procura della Repubblica di Milano a carico della Giorgio Armani Operations  in quanto sarebbe ritenuta incapace di prevenire e arginare fenomeni di sfruttamento lavorativo nell’ambito del ciclo produttivo non avendo messo in atto misure idonee alla verifica delle reali condizioni lavorative ovvero delle capacità tecniche delle aziende appaltatrici tanto da agevolare (colposamente) soggetti raggiunti da corposi elementi probatori in ordine al delitto di caporalato.

In tale contesto – spiegano i Carabinieri – si è potuto accertare che la casa di moda affidi, attraverso una società in house creata ad hoc per la progettazione, produzione e industrializzazione delle collezioni di moda e accessori, mediante un contratto di fornitura, l’intera produzione di parte della collezione di borse e accessori 2024 a società terze, con completa esternalizzazione dei processi produttivi.

L’azienda fornitrice dispone solo nominalmente di adeguata capacità produttiva e può competere sul mercato solo esternalizzando a sua volta le commesse ad opifici cinesi, i quali riescono ad abbattere i costi ricorrendo all’impiego di manodopera irregolare e clandestina in condizioni di sfruttamento.

Tale sistema consente di realizzare una massimizzazione dei profitti inducendo, con il classico sistema come da schema esemplificativo in allegato l’opificio cinese che produce effettivamente i manufatti ad abbattere i costi da lavoro (contributivi, assicurativi e imposte dirette) facendo ricorso a manovalanza “in nero” e clandestina, non osservando le norme relative alla salute e sicurezza sui luoghi di lavoro nonché non rispettando i Contratti Collettivi Nazionali Lavoro di settore riguardo retribuzioni della manodopera, orari di lavoro, pause e ferie.

Nel caso di specie, il Nucleo Ispettorato del Lavoro di Milano a partire da dicembre 2023, ha effettuato accertamenti sulle modalità di produzione, confezionamento e commercializzazione dei capi di alta moda procedendo al controllo dei soggetti affidatari delle forniture nonché dei sub affidatari non autorizzati costituiti
esclusivamente da opifici gestiti da cittadini cinesi nella provincia di Milano e Bergamo.

In particolare, sono stati controllati 4 opifici tutti risultati irregolari nei quali sono stati identificati 29 lavoratori di cui 12 occupati in nero e anche 9 clandestini sul territorio nazionale. Negli stabilimenti di produzione effettiva e non autorizzata è stato riscontrato che la lavorazione avveniva in condizione di sfruttamento (pagamento sotto soglia, orario di lavoro non conforme, ambienti di lavoro insalubri ecc.), in presenza di gravi violazioni in materia di sicurezza sui luoghi di lavoro (omessa sorveglianza sanitaria, omessa formazione e informazione ecc.) nonché ospitando la manodopera in dormitori realizzati abusivamente ed in condizioni igienico sanitarie sotto minimo
etico.

Sono stati deferiti in stato di libertà a vario titolo per caporalato e altro 4 titolari di aziende di
diritto o di fatto di origine cinese nonché 9 persone non in regola con la permanenza e il soggiorno
sul territorio nazionale.

Infine sono state comminate ammende pari a oltre 80.000 euro e sanzioni amministrative pari a
65.000 euro e per 4 aziende è stata disposta la sospensione dell’attività per gravi violazioni in
materia di sicurezza e per utilizzo di lavoro nero.

L’inchiesta

A partire dal 2017 quattro opifici cinesi avrebbero realizzato accessori per il marchio Giorgio Armani. E’ quanto emerge nell’inchiesta della procura di Milano che ha portato i giudici della Sezione misure di prevenzione a decidere per l’amministrazione giudiziaria (per un anno) di Giorgio Armani operations spa.

L’esternalizzazione della produzione è prassi piuttosto comune, anche per i brand di lusso, ma in questo caso le risultanze investigative hanno svelato che sebbene la produzione fosse ufficialmente affidata a società come la Manifatture Lombarde srl e la Minoronzoni srl, senza la possibilità di sub-appaltare la produzione, in realtà tali beni erano “concretamente prodotti” dagli opifici cinesi, “operanti in regime di sfruttamento dei lavoratori”.

Negli opifici cinesi “sono stati rinvenuti i beni con marchio Giorgio Armani (le borse, le cinture) e l’originalità di tali prodotti non è in discussione” si legge nel decreto firmato dai giudici. “Non risulta alcuna autorizzazione chiesta alla Giorgio Armani Operations dalle citate società appaltatrici per i sub-appalti ai cinesi (non vi era alcun contratto scritto tra la società appaltatrice ed i laboratori cinesi)” si precisa.

Ai lavoratori, in nero o clandestini, veniva ‘affidata’ la produzione mentre agli intermediari sarebbe spettato il controllo qualità. La vicenda fotografata dalle indagini relativa alle quattro ditte cinesi è per il collegio (presidente Paola Pendini, giudici Maria Gaetana Rispoli e Giulia Cucciniello) “un campanello di allarme sintomatico di una più estesa e diffusa organizzazione della produzione. Non si tratta di fatti episodici o limitati a singole partite di prodotti, ma di un sistema di produzione generalizzato e consolidato, tenuto conto che tale modus operandi è stato riscontrato non solo in relazione a differenti categorie di beni (borse, cinture, ecc), ma si ripete, quantomeno dal 2017 sino ai più recenti accertamenti dello scorso febbraio”.

Giorgio Armani Operations

“Apprendiamo della misura di prevenzione decisa dai Tribunali di Milano nei confronti della Giorgio Armani Operations. La società ha da sempre in atto misure di controllo e di prevenzione atte a minimizzare abusi nella catena di fornitura”. Cosi’ in una nota la Giorgio Armani commenta la misura di prevenzione disposta dal tribunale di Milano per la GA Operations Spa, nell’ambito di un’inchiesta su un presunto “utilizzo e sfruttamento di manodopera”. “La Giorgio Armani Operations – sottolinea la nota – collaborera’ con la massima trasparenza con gli organi competenti per chiarire la propria posizione rispetto alla vicenda”.

Sistema produttivo
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