Tutti contro tranne Putin e Diaz unico capo di stato presente alla cerimonia
Caracas 11 gennaio 2025 – In una nota i Paesi del G7 condannano duramente il “presunto” insediamento di Nicolas Maduro per la sua “mancanza di legittimità democratica” condividendo l’allarme dei venezuelani e della comunità internazionale.
I ministri degli Esteri di Canada, Francia, Germania, Italia, Giappone, Regno Unito e Stati Uniti d’America e l’Alto rappresentante dell’Unione europea denunciano – si legge nel comunicato – “la mancanza di legittimita’ democratica del presunto insediamento odierno di Nicolas Maduro come presidente del Venezuela”.
I sette, respingono “la continua e repressiva presa di potere di Maduro a spese del popolo venezuelano, che il 28 luglio 2024 ha votato pacificamente e in gran numero per il cambiamento, secondo gli osservatori indipendenti e i registri elettorali pubblicamente disponibili”. In un altro passaggio del comunicato si condanna in particolare la continua repressione della società civile e dei membri dell’opposizione in Venezuela, compresa la leader dell’opposizione Maria Corina Machado.
In merito al candidato Edmundo Gonzalez Urrutia, costretto a lasciare il Paese a settembre, il G7 sottolinea che “nessun leader politico dovrebbe essere costretto a cercare rifugio al di fuori del proprio Paese. Questo sviluppo inaccettabile sottolinea l’urgente necessità di costruire in Venezuela un ambiente in cui l’impegno democratico possa prosperare senza timore di rappresaglie”.
Guatemala
Da Città del Guatemala dicono: il «regime illegittimo di Nicolás Maduro ha dimostrato la sua mancanza di volontà di dialogo e perciò esigiamo la cessazione immediata dell’usurpazione» in Venezuela: lo afferma in un comunicato il ministero degli Esteri del Guatemala, sottolineando che questa è «la condizione indispensabile per il ripristino della democrazia e dell’ordine costituzionale attraverso la celebrazione di elezioni libere, giuste e trasparenti accompagnate da osservatori internazionali».
Paraguay
«È chiaro che (Nicolás Maduro) non ha modo di dimostrare di essere stato il legittimo vincitore delle elezioni (del 28 luglio scorso in Venezuela). Al contrario, Edmundo (González Urrutia) ha molte prove di essere stato il legittimo vincitore»: lo ha detto alla Cnn il presidente del Paraguay, Santiago Peña, aggiungendo che «la democrazia in Venezuela ha bisogno di sostegno dall’interno e dall’esterno». Peña ha sottolineato l’importanza di mantenere la pressione diplomatica per ripristinare la democrazia nel Paese. Ciò che sta accadendo in Venezuela «è una catastrofe umanitaria», da anni si assiste ad una «mancanza di rispetto per i valori democratici e i diritti umani fondamentali», ha proseguito. Peña ha poi condiviso un comunicato sui social in cui ribadisce il fermo del suo governo al presidente eletto della Repubblica Bolivariana del Venezuela, Edmundo González Urrutia, e condanna «nel modo più assoluto le azioni del regime illegittimo di Nicolás Maduro».
Perù
Il governo del Perù non riconosce il giuramento fatto da Nicolás Maduro che gli consente di rimanere presidente del Venezuela per altri sei anni in quanto le elezioni presidenziali del 28 luglio scorso a Caracas sono state segnate da frodi, il che, secondo la dichiarazione, delegittima il suo accesso al potere secondo i principi democratici. «Il Governo del Perù lamenta e respinge che Nicolás Maduro abbia assunto in modo fraudolento la presidenza del Venezuela», si legge nel comunicato pubblicato su X della Presidenza della Repubblica. Per questo il documento chiarisce che «il Governo peruviano non lo riconosce come presidente» e dato che «la volontà popolare, unico origine legittimo di un governo, si è espressa maggioritariamente a favore di Edmundo González Urrutia», il Perù riconosce quest’ultimo come «presidente eletto del Venezuela». Oggi, centinaia i cittadini venezuelani emigrati negli ultimi anni in Perù si sono riuniti davanti all’ambasciata del loro paese di Lima, per esprimere la loro delusione e rabbia di fronte all’insediamento di Maduro come presidente.
Brasile
Il Brasile ha espresso la sua “grande preoccupazione” per le “denunce di violazioni dei diritti umani da parte degli oppositori del governo venezuelano”, il giorno dopo il giuramento del presidente Nicolas Maduro per un terzo mandato. “Il governo brasiliano deplora i recenti episodi di arresti, minacce e persecuzioni nei confronti degli oppositori politici venezuelani”, ha aggiunto il ministro degli Esteri del Brasile in un comunicato.
Stati Uniti
Gli Stati Uniti hanno annunciato un aumento della ricompensa per ottenere informazioni che portino all’arresto del presidente venezuelano Nicolás Maduro, proprio nel giorno del suo giuramento per un terzo mandato di sei anni. La taglia è ora di 25 milioni di dollari. Maduro ha giurato davanti all’Assemblea Nazionale, in una cerimonia che si è svolta tra stringenti misure di sicurezza, per il nuovo mandato 2025-2031, al termine di un voto contestato dall’opposizione, che si è dichiarata vincitrice, e dalla stessa comunità internazionale.
Russia e Cuba
Sono circa cento le rappresentanze diplomatiche di vari Paesi, soprattutto africani e caraibici, arrivate in Venezuela per l’insediamento di Nicolás Maduro per il terzo mandato presidenziale. L’unico capo di Stato presente è il presidente di Cuba, Miguel Díaz Cancel, il cui arrivo è stato trasmesso in diretta dalla televisione di Stato venezuelana.
Il presidente della Duma di Stato russa (camera del Congresso), Vyacheslav Volodin, è arrivato dalla Russia per conto del presidente russo Vladimir Putin, riferiscono i media pro-Chávez Telesur e Venezolana de Televisión.
La Cina ha inviato un rappresentante parlamentare, Wang Dongming, per conto del presidente Xi Jinping, secondo quanto annunciato dal ministero degli Esteri cinese. Sono arrivati anche il primo ministro di Antigua e Barbuda, Gaston Browne, il presidente del parlamento di Santa Lucia, Claudius Francis, e da Grenada, Dennis Cornewall, ministro delle infrastrutture, e Adrian Thomas, ministro del turismo.
Secondo fonti ufficiali, il resto dei partecipanti sono funzionari politici di medio livello o autorità di forum politici come l’Organizzazione dei Paesi esportatori di petrolio (Opec), il cui segretario generale, Haitham Al-Ghais. Ieri sera erano arrivate le delegazioni di Algeria, Repubblica Araba Saharawi, Antigua e Barbuda, Santa Lucia e Grenada, e l’algerino Ibrahim Boughali, presidente dell’Unione interparlamentare araba. Alla cerimonia è presente anche l’ex presidente dell’Honduras, Manuel Zelaya (2006-2009), ora consigliere del presidente del Paese, Xiomara Castro.
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