Milano, #IOVIVODIDANZA, quando la protesta trasforma la piazza in una sala da ballo che grida aiuto alle Istituzioni.

Centinaia in piazza Castello provenienti da tutta la provincia di Milano per #IOVIVODIDANZA

Ieri in piazza Castello a Milano hanno manifestato, pacificamente e a passo di danza, un centinaio di scuole di ballo di Milano e provincia. Sono scese in piazza per chiedere la riapertura delle scuole, e non morire. Avevano  investito migliaia di euro per rispettare le normative anti covid e poter riaprire in sicurezza. Dopo il primo lockdown molte associazioni di ballo avevano molta fatica a riprendere perchè affitti delle sale, e spese non si sono fermate. Stringendo i denti erano riusciti comunque a far ripartire i corsi a metà settembre, quando parte l’anno accademico. Quindi avevano preso iscrizioni dagli allievi molti dei quali avevano anche usufruito dei rimborsi dei corsi saltati per il precedente lockdown. Purtroppo dopo due settimana di lavoro il Governo ha deciso per la nuova chiusura mandando in fumo le ultime speranze di un mondo che solo in Lombardia conta migliaia di addetti, fra insegnanti, ballerini, addetti alle pulizie, e indotto come i fornitori di scarpe e abbigliamento.  Ieri hanno chiesto a gran voce la riapertura delle scuole, perché vogliono lavorare. Non vogliono aiuti. Alcune  scuole hanno già chiuso definitivamente i battenti a causa di questa crisi e molte altre rischiano la chiusura entro fine anno. Un grido di allarme che però si scontra con questo maledetto Viurs.

In piazza a portare solidarietà ai lavoratori del mondo della danza anche il consigliere di Città Metropolitana di Milano, Ettore Fusco

Iovivodidanza“Sono innanzitutto amareggiato per il silenzio del sindaco di Milano  Sala su un tema come questo. Forse il Sindaco metropolitano non considera le scuole di ballo dei luoghi di formazione ed istruzione, così le sbobba. La danza è invece vita e come tutte le altre attività che il Governo considera non necessarie e le chiude. Si tratta invece di una fonte di reddito per migliaia di famiglie impiegate direttamente nelle tante scuole del territorio oppure collegate a queste in una filiera davvero interminabile di fornitori. Si pensi ad esempio ad abbigliamento, scarpe, ristorazione, locali da ballo e tanto altro. Peraltro, ad ogni fornitore o struttura impiegata si collegano decine di altre attività che soffrono per queste chiusure. Il ballo è cultura, intrattenimento e socialità ma se tutto si svolge secondo le regole, che già erano state fissate, nelle tante scuole di danza non si contribuisce a diffondere alcun virus, anzi, nelle ore trascorse ai corsi possiamo dire con certezza che non si rischia proprio niente visto le tante misure e precauzioni adottate. Dobbiamo riaprire tutto con regole stringenti che imprenditori e appassionati del ballo, come degli sport o di ogni altra attività che è stata chiusa, devono rispettare e fare rispettare ai propri utenti o clienti. Solo così sconfiggeremo il virus, affrontandolo”.

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