Celebrato a Roma l’ultimo saluto a Papa Francesco
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di Vincenzo Barretta
Roma, 26 aprile 2025 – Questa mattina Il sole tiepido accarezzava le antiche pietre di Roma mentre un silenzio denso di emozione avvolgeva Piazza San Pietro, che di li a poche avrebbe visto per l’ultima Papa Francesco sul suo sagrato.
Dalle prime luci del mattino, un fiume ininterrotto di persone si era riversato nelle strade intorno alla basilica di San Pietro, un mare di volti segnati dal dolore ma illuminati da un profondo affetto per il loro Pastore. Una folla immensa, stimata in oltre 250.000 persone, ha gremito Piazza San Pietro e le vie adiacenti per l’ultimo saluto a Papa Francesco.
50 Capi di Stato, 10 sovrani, vari membri di famiglie reali in rappresentanza dei loro Paesi e 162 delegazioni straniere hanno partecipato alla cerimonia. Tra i presenti, il Presidente della Repubblica Italiana, Sergio Mattarella, il Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, il Presidente francese, Emmanuel Macron, e il Presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, il presidente argentino Mileim quello del Brasile, Lula e quello dell’Ecuador Noboa.
Numerose anche le delegazioni di altre fedi, a testimonianza del profondo impatto che Francesco ha avuto sul dialogo ecumenico. La bara, adornata con il Vangelo, è stata portata a spalla dai sediari pontifici. Il coro della Cappella Sistina ha accompagnato la liturgia con canti solenni. La cerimonia funebre, iniziata alle ore 10:00, è stata presieduta dal Cardinale Decano, Giovanni Battista Re.
Molto bella e toccante l’omelia del Cardinale RE, che ha voluto tracciare il ritratto di un Pontefice profondamente umano, vicino al suo popolo e instancabile nel suo impegno per la giustizia e la pace.
Il Cardinale ha ripercorso il pontificato di Francesco, sottolineando il suo contrasto alla cultura dello scarto, il suo impegno al servizio dei più vulnerabili, degli emarginati e di coloro che soffrono, l’incessante apertura di Papa Francesco al dialogo interreligioso e il suo costante richiamo alla pace, soprattutto in un periodo segnato da conflitti e tensioni internazionali.
L’officiante ha anche voluto evidenziare il suo essere un “Papa in mezzo alla gente”, con un cuore aperto verso tutti, indipendentemente dalla loro provenienza o condizione, e la capacità di Papa Francesco di comunicare in maniera diretta e informale, sottolineando come Francesco abbia cercato di interpretare i segni dei tempi, offrendo una guida spirituale alle sfide e alle contraddizioni del mondo moderno.
Mons. Re, facendo eco alle parole che lo stesso Papa Francesco diceva sempre, ha invitato i fedeli a continuare a pregare per lui, chiedendo che dal cielo possa benedire la Chiesa e il mondo intero.
Infine il Cardinale ha rimarcato come, nonostante le sofferenze e la fragilità fisica, il Papa abbia continuato a dedicarsi al suo gregge fino agli ultimi giorni.
Al termine della celebrazione, il feretro è stato posto su una papamobile appositamente allestita per l’occasione per l’ultimo viaggio di Papa Francesco verso la Basilica di santa Maria Maggiore, che ospiterà le spoglie del Papa, come e gli stesso aveva desiderato nelle sue ultime volontà.
Quando la papamobile, sobria ed essenziale come lo era stato il pontificato di papa Francesco, ha iniziato il suo lento cammino da Piazza San Pietro verso la Basilica di Santa Maria Maggiore, un sussurro si è levato dalla folla. Un sussurro fatto di preghiere, di ricordi sussurrati, di un addio silenzioso ma assordante nel suo significato.
Lungo tutto il percorso, da Piazza Venezia ai maestosi Fori Imperiali, la folla si è fatta sempre più fitta, un abbraccio umano che stringeva idealmente il feretro del Pontefice. C’erano anziani con gli occhi lucidi, giovani con le mani giunte, famiglie intere strette in un unico cordoglio. Molti sventolavano piccole bandiere vaticane, altri stringevano tra le mani rosari e immagini sacre, simboli di una fede che Papa Francesco aveva saputo ravvivare con la sua semplicità e il suo messaggio di speranza.

Ogni passo della papamobile era scandito da un silenzioso omaggio. A tratti, un applauso spontaneo rompeva la quiete, un tributo sentito che si propagava di bocca in bocca, un’onda di gratitudine che si infrangeva sulle antiche mura della città eterna. Era l’addio di un popolo che riconosceva in Francesco un padre, una guida, un amico che aveva saputo parlare al cuore di ognuno.
Le lacrime rigavano molti volti, ma non erano lacrime di sola tristezza. C’era anche la consapevolezza di aver perso un uomo speciale, un messaggero di pace che aveva saputo toccare le corde più profonde dell’umanità. C’era la gratitudine per il suo instancabile impegno verso i poveri, per la sua apertura al dialogo, per il suo sorriso che aveva saputo illuminare anche i momenti più bui.
Mentre la papamobile si avvicinava alla Basilica di Santa Maria Maggiore, la commozione si faceva palpabile. Un ultimo, lungo applauso si è levato quando il feretro è stato portato all’interno, quasi un ultimo abbraccio collettivo prima del riposo eterno.
La folla è rimasta lì, immobile, ancora per lungo tempo, come a voler trattenere quell’ultimo istante di vicinanza. Negli occhi di ognuno si leggeva la consapevolezza di aver vissuto un momento storico, l’addio commosso di un popolo al suo Papa, un uomo che aveva lasciato un segno indelebile nei cuori di milioni di persone in tutto il mondo. Quel fiume di umanità lungo le vie di Roma era la testimonianza più eloquente dell’amore e della stima che Francesco aveva saputo seminare durante il suo straordinario pontificato.
La tomba del Pontefice, situata nella navata laterale della Basilica, è stata preparata in marmo di provenienza ligure, con la semplice iscrizione “Franciscus” e la riproduzione della sua croce pettorale.
A partire domani, la tomba sarà aperta ai fedeli, che potranno così rendere omaggio all’amato Papa Francesco.
I funerali di Papa Francesco hanno rappresentato un momento di profonda commozione e riflessione per milioni di persone in tutto il mondo. Il suo messaggio di amore, speranza e misericordia continuerà a ispirare le generazioni future.
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Celebrado en Roma el último adiós al Papa Francisco
por Vincenzo Barretta
Roma, 26 de abril de 2025 – Esta mañana, el sol templado acariciaba las antiguas piedras de Roma mientras un silencio cargado de emoción envolvía la Plaza de San Pedro, que en pocas horas vería por última vez al Papa Francisco en su atrio.
Desde las primeras luces del día, una corriente ininterrumpida de personas inundó las calles alrededor de la basílica de San Pedro, un mar de rostros marcados por el dolor pero iluminados por un profundo afecto hacia su Pastor. Una multitud inmensa, estimada en más de 250.000 personas, llenó la Plaza de San Pedro y las calles adyacentes para rendir el último homenaje al Papa Francisco.
50 Jefes de Estado, 10 soberanos, varios miembros de casas reales en representación de sus países y 162 delegaciones extranjeras participaron en la ceremonia. Entre los presentes estaban el Presidente de la República Italiana, Sergio Mattarella, el Presidente de los Estados Unidos, Donald Trump, el Presidente francés, Emmanuel Macron, el Presidente ucraniano, Volodymyr Zelensky, el Presidente argentino Javier Milei, el brasileño Lula da Silva y el ecuatoriano Daniel Noboa. Numerosas también las delegaciones de otras religiones, testimonio del profundo impacto que Francisco tuvo en el diálogo ecuménico.
El féretro, adornado con el Evangelio, fue llevado a hombros por los sediarios pontificios. El coro de la Capilla Sixtina acompañó la liturgia con cantos solemnes. La ceremonia fúnebre, que comenzó a las 10:00, fue presidida por el Cardenal Decano, Giovanni Battista Re.
Muy bella y conmovedora la homilía del cardenal Re, quien quiso trazar el retrato de un Pontífice profundamente humano, cercano a su pueblo e incansable en su compromiso por la justicia y la paz.
El Cardenal recorrió el pontificado de Francisco, subrayando su lucha contra la cultura del descarte, su servicio a los más vulnerables, los marginados y los que sufren, su constante apertura al diálogo interreligioso y su permanente llamado a la paz, especialmente en un periodo marcado por conflictos y tensiones internacionales.
El celebrante también quiso destacar que fue un “Papa entre la gente”, con un corazón abierto a todos, independientemente de su procedencia o condición, y la capacidad de Francisco de comunicarse de manera directa e informal. Subrayó cómo el Papa trató de interpretar los signos de los tiempos, ofreciendo una guía espiritual ante los desafíos y contradicciones del mundo moderno.
Mons. Re, haciendo eco de las palabras que el propio Papa solía decir, invitó a los fieles a seguir rezando por él, pidiendo que desde el cielo bendiga a la Iglesia y al mundo entero.
Finalmente, el cardenal destacó cómo, a pesar del sufrimiento y la fragilidad física, el Papa continuó dedicándose a su rebaño hasta sus últimos días.
Al término de la celebración, el féretro fue colocado en un papamóvil preparado especialmente para la ocasión, para emprender su último viaje hacia la Basílica de Santa María la Mayor, que acogerá los restos del Papa, tal como él mismo había deseado en sus últimas voluntades.
Cuando el papamóvil, sobrio y esencial como lo fue el pontificado de Francisco, inició su lento recorrido desde la Plaza de San Pedro hacia la Basílica de Santa María la Mayor, un susurro se levantó entre la multitud. Un susurro hecho de oraciones, de recuerdos murmurados, de una despedida silenciosa pero ensordecedora en su significado.
A lo largo del trayecto, desde la Plaza Venezia hasta los majestuosos Foros Imperiales, la multitud se hizo cada vez más densa, un abrazo humano que rodeaba simbólicamente el féretro del Pontífice. Había ancianos con los ojos llorosos, jóvenes con las manos juntas, familias enteras unidas en un solo duelo. Muchos ondeaban pequeñas banderas vaticanas, otros sostenían rosarios e imágenes sagradas, símbolos de una fe que el Papa Francisco supo reavivar con su sencillez y su mensaje de esperanza.
Cada paso del papamóvil estaba marcado por un homenaje silencioso. A ratos, un aplauso espontáneo rompía la quietud, un tributo sincero que se propagaba de boca en boca, una ola de gratitud que se estrellaba contra las antiguas murallas de la ciudad eterna. Era la despedida de un pueblo que reconocía en Francisco a un padre, un guía, un amigo que supo hablar al corazón de cada uno.
Las lágrimas surcaban muchos rostros, pero no eran sólo de tristeza. También había en ellas la conciencia de haber perdido a un hombre especial, un mensajero de paz que supo tocar las fibras más profundas de la humanidad. Había gratitud por su incansable compromiso con los pobres, por su apertura al diálogo, por su sonrisa que supo iluminar incluso los momentos más oscuros.
A medida que el papamóvil se acercaba a la Basílica de Santa María la Mayor, la emoción se volvía palpable. Un último y largo aplauso se levantó cuando el féretro fue introducido en el templo, casi como un último abrazo colectivo antes del descanso eterno.
La multitud permaneció allí, inmóvil, durante largo tiempo, como queriendo retener ese último instante de cercanía. En los ojos de todos se leía la certeza de haber vivido un momento histórico, la emotiva despedida de un pueblo a su Papa, un hombre que dejó una huella indeleble en los corazones de millones de personas en todo el mundo. Ese río de humanidad por las calles de Roma fue el testimonio más elocuente del amor y la estima que Francisco supo sembrar durante su extraordinario pontificado.
La tumba del Pontífice, situada en la nave lateral de la basílica, ha sido preparada en mármol procedente de Liguria, con la simple inscripción “Franciscus” y la reproducción de su cruz pectoral.
A partir de mañana, la tumba será abierta a los fieles, que podrán rendir homenaje al querido Papa Francisco.
Los funerales del Papa Francisco han representado un momento de profunda emoción y reflexión para millones de personas en todo el mundo. Su mensaje de amor, esperanza y misericordia seguirá inspirando a las generaciones futuras.
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