Legalmente parlando con l’Avv. Luigi Della Sala: Cos’è la ricettazione

Il reato di ricettazione: cos’è, quando si configura ai sensi dell’art. 648 c.p. e chi lo commette

Avv. Luigi Della Sala

Milano, 27 maggio 2024 – Il reato di ricettazione è la fattispecie delittuosa disciplinata dall’art 648 cp, il quale sancisce che “fuori dei casi di concorso di reato, chi, al fine di procurare a sé o ad altri un profitto, acquista, riceve o occulta denaro o cose provenienti da un qualsiasi delitto, o comunque si intromette nel farle acquistare, ricevere od occultare, è punito con la reclusione da due ad otto anni e con la multa da euro 516 a euro 10.329. La pena è aumentata quando il fatto riguarda denaro o cose provenienti da delitti di rapina aggravata ai sensi dell’articolo 628, terzo comma, di estorsione aggravata ai sensi dell’articolo 629, secondo comma, ovvero di furto aggravato ai sensi dell’articolo 625, primo comma, n.7bis”.
Il reato di ricettazione si configura con l’acquisto, la ricezione o l’occultamento di denaro o di merce proveniente da un fatto illecito, cioè dal compimento di un precedente reato definito “presupposto” di cui parleremo nei prossimi paragrafi.

Quali comportamenti possono essere puniti con una condanna per ricettazione 

Ad esempio, rischia una condanna per ricettazione chi si attiva per ricercare un acquirente della refurtiva di una rapina, pur se non riesce a trovarlo.
La Cassazione ha infatti stabilito che “Il momento perfezionativo del reato di ricettazione per intromissione coincide con il compimento della condotta posta in essere dall’agente per fare acquistare o ricevere il danaro o le altre cose provenienti da delitto, senza che sia necessario che l’interessamento così spiegato raggiunga lo scopo che l’agente si è proposto; il reato si consuma perciò mediante il primo atto di univoca ed idonea intromissione”.

Ne consegue che non sia configurabile il tentativo di ricettazione per intromissione, poiché anche una semplice intromissione perfeziona il reato ex art 648 cp.
Il momento consumativo, infatti, coincide con l’ultimo della serie di atti posti in essere allo scopo di rappresentare l’azione criminosa, e nel caso della ricettazione (che è un reato che ha carattere istantaneo), cioè si concretizza nel preciso istante in cui il soggetto attivo si intromette, acquista, riceve od occulta la merce o il denaro di provenienza illecita.

L’elemento psicologico del reato di ricettazione 

Quanto all’elemento soggettivo, si tratta di un reato a dolo specifico, essendo richiesto, oltre alla consapevolezza della provenienza illecita della merce (tuttavia, non è necessario che il soggetto attivo abbia precisa cognizione di quando e di dove il delitto principale sia stato commesso), anche il fine di procurare a sé o ad altri un profitto. Affinché si configuri la ricettazione, parte della giurisprudenza ammette anche il dolo eventuale, e cioè l’accettazione del rischio che la merce abbia provenienza illecita, seppur non in base ad un semplice sospetto (caso in cui si verserebbe nell’ipotesi dell’incauto acquisto ex art. 712 cp).

 A cosa serve la clausola di riserva nella ricettazione 

La disposizione di cui all’art 648 cp, che disciplina l’intera materia della ricettazione nel codice penale, si apre con una clausola di riserva: “fuori dei casi di concorso di reato …”.
In genere, la clausola di riserva penale (come ad esempio “salvo che il fatto costituisca più grave reato”) ha la funzione di impedire l’applicabilità della fattispecie che la contiene, quando il fatto possa attagliarsi anche ad altre fattispecie delittuose, e quindi, in definitiva, di impedire una duplicazione della imputazione.
In base alla stessa ratio, la giurisprudenza esclude la possibilità del concorso tra il reato presupposto e la ricettazione.
Nel caso del reato di ricettazione ex art 648 cp, la clausola di riserva esclude dal novero dei soggetti che rischiano una condanna per ricettazione, il concorrente nel reato presupposto, nei cui confronti la ricettazione costituisce un post factum non punibile (il post factum non punibile, argomento squisitamente giurisprudenziale, altro non è che un illecito messo in atto successivamente al delitto principale che costituisce la normale conclusione dell’azione criminosa).

In particolare, il concorso di persone è disciplinato dall’art. 110 c.p. che prevede che se “più persone concorrono nel medesimo reato, ciascuna di esse soggiace alla pena per questo stabilita, salve le disposizioni degli articoli seguenti”. Il concorrente è colui che apporta un contributo apprezzabile alla commissione del reato, mediante il rafforzamento del proposito criminoso (concorso morale) o l’agevolazione dell’opera degli altri concorrenti (concorso materiale) e che, per effetto della sua condotta, aumenta la possibilità della produzione del reato.

Come si accerta il reato presupposto della ricettazione 

Un elemento di particolare importanza in materia di ricettazione è l’accertamento del reato presupposto.
La giurisprudenza della Corte di Cassazione, tramite un consolidato orientamento che passa dalle pronunce n.3211/1999 e 26308/2010, ha stabilito che, seppur specificato, il reato presupposto non deve essere necessariamente accertato giudizialmente con sentenza definitiva, né devono esserne stati individuati gli autori, in quanto la provenienza illecita del denaro o della merce che costituiscono l’oggetto materiale della ricettazione deve desumersi dalla natura del bene stesso; così sostenuto, il reato antecedente non necessita di alcun accertamento né sotto il profilo oggettivo né sotto quello soggettivo.

Al fine della punibilità dell’illecito penale di ricettazione pertanto sarà sufficiente la prova logica della provenienza illecita dei beni;

Quando la ricettazione non è punibile 

La qualificazione del reato di ricettazione in termini di fatto di particolare tenuità, non esclude poi il ricorrere della causa di non punibilità di cui all’art 131 bis codice penale, pur essendo la pena massima prevista dall’art 648 comma 4 cp di sei anni di reclusione, e quindi fuori dai limiti di pena imposti dal primo comma dell’art. 131 bis cp.
Infatti, una pronuncia della Corte Costituzionale, (n. 156/2020) ha sanito che “La causa di non punibilità della “particolare tenuità del fatto” è applicabile al reato di ricettazione attenuata, previsto dal comma 2 dell’art. 648 c.p., e a tutti i reati ai quali, pur essendo previsto un massimo superiore a cinque anni e non anche un minimo edittale di pena detentiva, si applica il minimo assoluto di 15 giorni di reclusione”. La Corte ha dichiarato l’illegittimità costituzionale parziale dell’art. 131-bis c.p., là dove non consente l’applicazione dell’esimente ai reati per i quali, pur essendo previsto un massimo superiore a cinque anni, non è stabilito un minimo edittale di pena detentiva.

Nessun problema in merito all’applicazione della causa di esclusione della punibilità quando la ricettazione sia stata commessa per un bene derivante da una contravvenzione, poiché il massimo edittale previsto è di tre anni di reclusione.


Quando si estingue il reato di ricettazione 

Il delitto di ricettazione, alla stregua di tutti gli altri reati, è da considerarsi estinto qualora ricorrano determinate circostanze: quando avviene la morte dell’imputato ex articolo 150 c.p. (“la morte del reo, avvenuta prima della condanna, estingue il reato”), in caso di amnistia ex articolo 151 c.p. (“l’amnistia estingue il reato e, se vi è stata condanna, fa cessare l’esecuzione della condanna e delle pene accessorie”), nel caso di esito favorevole della messa alla prova ex articolo 168 bis c.p. ed infine a seguito della sospensione condizionale della pena (quest’ultimo è un istituto che viene incontro al reo quando questo abbia ricevuto una condanna per una pena non superiore ai ventiquattro mesi di reclusione: in tal caso, il soggetto non sconterà la detenzione e – ai sensi dell’articolo 167 cp – se nell’arco dei successivi cinque anni non commette un delitto ovvero una contravvenzione della stessa indole e adempie gli obblighi imposti, il reato è estinto).

Per qualsiasi approfondimento potrete contattare l’avv. Luigi della Sala tramite email studiolegaleassociatolds@gmail.com o chiamando al +39 348 778 2956

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Hablando jurídicamente con el abogado Luigi Della Sala: ¿Qué significa la recepción de propiedad robada?

El delito de recepción de bienes hurtados: qué es, cuando se produce conforme al art. 648 c.p. y quien lo comete

Milán, 27 de mayo de 2024 – El delito de recepción de bienes robados es el delito regulado por el artículo 648 del Código Penal, que establece que “salvo en los casos de complicidad en un delito, quien, con el fin de obtener un beneficio para sí mismo o para otros, compre, reciba u oculte dinero o cosas procedentes de cualquier delito, o en cualquier caso interfiera en su compra, recepción u ocultación, será castigado con prisión de dos a ocho años y multa de 516 euros a 10.329 euros. La pena se incrementa cuando el delito se refiere a dinero o cosas provenientes de delitos de robo agravado conforme al artículo 628, párrafo tercero, extorsión agravada conforme al artículo 629, párrafo segundo, o hurto agravado conforme al artículo 625, párrafo primero, n.7bis” .
El delito de recepción de bienes robados se produce con la compra, recepción u ocultación de dinero o bienes provenientes de un acto ilícito, es decir, de la comisión de un delito previo definido como “requisito” del cual hablaremos en los párrafos siguientes.

Qué conductas se pueden sancionar con una condena por recepción de bienes robados

Por ejemplo, cualquiera que tome medidas para buscar al comprador de los bienes robados en un robo, incluso si no puede encontrarlo, corre el riesgo de ser condenado por recibir bienes robados.
De hecho, el Tribunal de Casación ha establecido que “el momento final del delito de recepción de bienes robados por intromisión coincide con la consumación de la conducta llevada a cabo por el agente para adquirir o recibir el dinero u otras cosas derivadas del delito, sin siendo necesario para que el interés así explicado alcance el fin que el agente se ha propuesto; el delito se comete, por tanto, mediante el primer acto de injerencia inequívoca y adecuada”.

De ello se deduce que no puede considerarse la tentativa de recibir bienes robados mediante intromisión, ya que incluso una simple intromisión perfecciona el delito conforme al art. 648 del código penal.
El momento de consumación, de hecho, coincide con el último de la serie de actos realizados con el objetivo de representar la acción delictiva, y en el caso de recibir bienes robados (que es un delito que tiene carácter instantáneo), es decir , se materializa en el momento preciso en que el sujeto activo se inmiscuye, compra, recibe u oculta bienes o dinero de procedencia ilícita.

El elemento psicológico del delito de recepción de bienes robados.

En cuanto al elemento subjetivo, se trata de un delito de dolo específico, exigiéndose, además del conocimiento del origen ilícito de las mercancías (sin embargo, no es necesario que el sujeto activo tenga conocimiento preciso de cuándo y dónde se cometió el delito principal). cometidos), también con el fin de obtener un beneficio para uno mismo o para otros.  Para que se produzca la recepción de bienes robados, parte de la jurisprudencia también admite la posible malicia, es decir, la aceptación del riesgo de que los bienes tengan un origen ilícito, aunque no sobre la base de una simple sospecha (caso en el que sería será en el caso de la compra negligente ex art. 712 cp).

  ¿Para qué sirve la cláusula de reserva en la recepción de bienes robados?

La disposición del art. 648 del código penal, que regula toda la materia de recepción de bienes robados en el código penal, se abre con una cláusula de reserva: “salvo en los casos de complicidad en delito…”.
Generalmente, la cláusula de reserva penal (como “a menos que el hecho constituya un delito más grave”) tiene la función de impedir la aplicabilidad del caso que la contiene, cuando el hecho también puede aplicarse a otras causas penales, y por tanto, en última instancia, para evitar una duplicación de la acusación.
Partiendo de la misma relación, la jurisprudencia excluye la posibilidad de concurrencia entre el delito determinante y la recepción de bienes sustraídos.
En el caso del delito de recepción de bienes robados previsto en el artículo 648 del código penal, la cláusula de reserva excluye de la lista de sujetos que corren el riesgo de ser condenados por recibir bienes robados, al participante en el delito determinante respecto de quien recibe los bienes robados. los bienes robados constituyen un post factum no punible (el post factum no punible, argumento exquisitamente jurisprudencial, no es otra cosa que un delito cometido con posterioridad al delito principal que constituye la conclusión normal de la acción penal).

En particular, la competencia de las personas se rige por el art. 110 código penal  que dispone que si “varias personas participan en un mismo delito, cada una de ellas está sujeta a la pena establecida para ello, sin perjuicio de lo dispuesto en los artículos siguientes”. El competidor es aquel que realiza una contribución apreciable a la comisión del delito, mediante el fortalecimiento de la finalidad delictiva (competencia moral) o la facilitación del trabajo de los demás competidores (competencia material) y quien, como resultado de su conducta, aumenta la posibilidad de la producción del delito.

Cómo determinar el delito determinante de recibir bienes robados

Un elemento de particular importancia en la recepción de bienes robados es la determinación del delito subyacente.
La jurisprudencia del Tribunal de Casación, a través de una orientación consolidada que pasa por las sentencias n. 3211/1999 y 26308/2010, ha establecido que, aunque especificado, el delito determinante no necesariamente debe ser comprobado judicialmente con una sentencia definitiva, ni debe haberse identificado a los autores, ya que el origen ilícito del dinero o bienes que constituyen el objeto material del recibimiento debe deducirse de la naturaleza del bien mismo; Así sustentado, el delito anterior no requiere verificación alguna ni desde el punto de vista objetivo ni subjetivo.

Por lo tanto, a los efectos de sancionar el delito de recepción de bienes robados, será suficiente la prueba lógica del origen ilícito de los bienes;

Cuando recibir bienes robados no es punible

La calificación del delito de recepción de bienes sustraídos en términos de hecho especialmente leve no excluye la concurrencia de la causa de no punibilidad a que se refiere el art. 131 bis del código penal, pese a la pena máxima prevista en el art. apartado 4 del código penal siendo la pena de prisión de seis años, y por tanto fuera de los límites de pena impuestos por el primer apartado del art. 131 bis cp.
De hecho, una sentencia del Tribunal Constitucional (n. 156/2020) estableció que “La causa de no punibilidad de la “particular tenueidad del hecho” es aplicable al delito de recepción atenuada de bienes robados, previsto en el párrafo 2 del art. 648 del Código Penal, y a todos los delitos a los que, aunque exista un máximo superior a cinco años y ni siquiera la pena mínima legal de prisión, se les aplique el mínimo absoluto de quince días de prisión”. La Corte declaró la ilegitimidad constitucional parcial del art. 131-bis del Código Penal, donde no permite la aplicación de la exención a delitos para los que, si bien se prevé un máximo superior a cinco años, no se establece la pena mínima de prisión legal.

No hay problema en la aplicación de la causa de exclusión de pena cuando la recepción de bienes hurtados se ha cometido sobre bienes derivados de una infracción, ya que el máximo previsto por la ley es de tres años de prisión.

Cuando se extingue el delito de recepción de bienes hurtados

El delito de recepción de bienes robados, como todos los demás delitos, se considera extinto si se dan determinadas circunstancias: cuando se produce la muerte del imputado, de conformidad con el artículo 150 del Código Penal.  (“la muerte del delincuente, que se produce antes de la condena, extingue el delito”), en el caso de amnistía de conformidad con el artículo 151 del código penal.  (“la amnistía extingue el delito y, si ha habido condena, detiene la ejecución de la pena y las penas accesorias”), en caso de resultado favorable de la libertad condicional conforme al artículo 168 bis del código penal.  y finalmente tras la suspensión condicional de la pena (esta última es una institución que acude en ayuda del delincuente cuando ha recibido una pena no superior a veinticuatro meses de prisión: en este caso, el sujeto no cumplirá la pena). detención y – de conformidad con el artículo 167 del Código Penal – si dentro de los cinco años siguientes no comete un delito o una infracción de la misma naturaleza y cumple las obligaciones impuestas, el delito se extingue).

Para cualquier información adicional puede contactar con el abogado. Luigi della Sala a través del correo electrónico studiolegaleassociatolds@gmail.com o llamando al +39 348 778 2956

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