Cuba proteste a Milano

L’eco della libertà risuona da Cuba a Milano

Una lunga catena umana, ideale, che parte da Miami e attraverso l’oceano arriva fino in Spagna e da qui in Italia, a Roma e Milano e in tante altre città del Mondo. Un catena umana che abbraccia tutto il popolo cubano che da giorni è sceso in piazza per protestare contro il governo. Contro la dittatura. Contro il comunismo.

Milano, 15 luglio 2021 – Noi non vogliamo entrare nelle sfera politica di questa forte protesta. Ma è inevitabile e lo faremo in punta di piedi. È la rivolta, la più intensa da 60 anni a questa parte, forse 27 anni, quando cadde il muro di Berlino, si visse una situazione analoga, allora il leader Maximo, Fidel Castro, scese in piazza a parlare direttamente col popolo. Questa protesta appare più dura. Esasperata. Come  dura ed esasperata è la repressione da parte delle forze dell’ordine.

È un fatto che il “Bloqueo”, che dura da decenni, ha messo in ginocchio una delle terre più belle e dolci del mondo. O meglio, ha messo in ginocchio il suo popolo. Non la piccola casta di privilegiati che invece hanno accumulato grandi ricchezze. Sì, perché anche Cuba non è esente dalla caste.
È un fatto che i cubani, quelli che sono stati costretti a lasciare la loro terra in cerca di futuro, da sempre mandano soldi, pacchi alimentari e medicinali ai loro familiari, ai parenti e agli amici ed è anche un fatto che il governo ha alzato sempre più i dazi sulla merce spedita a Cuba dai cubani, rendendo sempre più difficile e costoso mandare aiuti. Ed ancora è un fatto che la dittatura è un male e che un Paese con un partito unico è un regime. E dove ci sono i regimi prosperano fame e repressione.

Se il bloqueo è una ignominia, una vergogna intollerabile e senza senso che non colpisce chi governa ma il popolo. È altrettanto ignobile massacrare di tasse chi manda alimenti o medicinali a casa propria. Ed è ancor più ignobile spingere un popolo a fuggire dalla propria terra.
Ancora oggi in molti scappano per mare, naufraghi che spesso spariscono inghiottiti dalle onde, proprio come accada qui da noi, nel Mediterraneo.

Tutto questo ha schiacciato il popolo cubano, ma non la loro dignità e così la loro voglia di futuro e il bisogno di speranza, E hanno hanno alzato la voce. Si sono messi in marcia e la loro voce ha rotto un silenzio assordante che durava da troppo tempo. Un silenzioso grido di aiuto che ha superato mari e monti, che ha superato il tentativo di bloccare la rete internet da parte del Governo. Un urlo talmente forte che è arrivato in ogni angolo del mondo e ovunque sia presente una comunità cubana, la gente è scesa in piazza e quel grido è diventato talmente forte da spaventare tutte le potenze mondiali. Ieri dopo giorni di proteste il Governo cubano ha iniziato a dare le prime risposte al popolo, come racconta una agenzia Ansa: via i dazi sulle importazioni di cibo e di medicinali e busta paga più pesante per i dipendenti statali.

Ma è solo una goccia. Il popolo cubano chiede libertà.

Una cadena humana larga e ideal, que parte de Miami y a través del océano llega a España y de aquí a Italia, Roma y Milán y muchas otras ciudades del mundo. Una cadena humana que abraza a todo el pueblo cubano que durante días ha tomado las calles para protestar contra el gobierno. Contra la dictadura. Contra el comunismo.

Milán, 15 de julio de 2021.- No queremos entrar en la esfera política de esta fuerte protesta. Pero es inevitable y lo haremos de puntillas. Es el levantamiento, el más intenso en 60 años, quizás 27 años, cuando cayó el Muro de Berlín, se vivió una situación similar, luego el líder Máximo, Fidel Castro, salió a las calles a hablar directamente con el pueblo. Esta protesta parece más dura. Exasperada. Qué dura y exasperada es la represión policial.

Es un hecho que el “Bloqueo”, que ha durado décadas, ha puesto de rodillas a una de las tierras más bellas y dulces del mundo. O mejor dicho, puso de rodillas a su pueblo. No la pequeña casta de privilegiados que han acumulado grandes riquezas. Sí, porque Cuba tampoco está exenta de casta.
Es un hecho que los cubanos, aquellos que se han visto obligados a abandonar sus tierras en busca de un futuro, siempre han enviado dinero, paquetes de alimentos y medicinas a sus familiares, parientes y amigos y también es un hecho que el gobierno ha aumentado cada vez más los aranceles sobre los bienes enviados a Cuba por los cubanos, lo que hace cada vez más difícil y costoso enviar ayuda. Y también es un hecho que la dictadura es mala y que un país con un solo partido es un régimen. Y donde hay regímenes, el hambre y la represión prosperan.

Si el bloqueo es una ignominia, una vergüenza intolerable y sin sentido que no afecta a los que gobiernan sino al pueblo. Es igualmente vergonzoso masacrar a quienes envían alimentos o medicinas a casa con impuestos. Y es aún más innoble empujar a un pueblo a huir de su tierra.
Incluso hoy en día, muchas personas huyen por mar, náufragos que a menudo desaparecen tragados por las olas, al igual que sucede aquí en el Mediterráneo.

Todo esto ha aplastado al pueblo cubano, pero no su dignidad y por eso su deseo de futuro y la necesidad de esperanza han levantado la voz. Marcharon y su voz rompió un silencio ensordecedor que había durado demasiado tiempo. Un grito silencioso de ayuda que ha superado mares y montañas, que ha superado el intento del gobierno de bloquear internet. Un grito tan fuerte que ha llegado a todos los rincones del mundo y dondequiera que haya una comunidad cubana, la gente ha tomado las calles y ese grito se ha vuelto tan fuerte que asusta a todas las potencias mundiales. Ayer, tras días de protestas, el gobierno cubano comenzó a dar las primeras respuestas al pueblo, según lo dicho por una agencia de Ansa: a través de aranceles a las importaciones de alimentos y medicinas y un cheque de pago más pesado para los empleados estatales.

Pero es solo una gota. El pueblo cubano exige libertad.

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