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Conindustria, legge antiblocco influenzerà l’economia interna

In un momento così difficile per il mondo intero, si prova a trovare delle soluzioni atte a contrastare una depressione economica che potrebbe avere ripercussioni sia nel medio che nel lungo periodo. Alle volte però, le soluzioni che vengono trovate, non sono gradite a tutti soprattutto quando ci si va a scontrare su temi sociali o sulla differenza tra pubblico e privato.

Scontri del genere si stanno verificando in Venezuela dove Conindustria, la confederazione venezuelana degli industriali, ha respinto la “Anti-blocco” attraverso un comunicato considerandolo uno “strumento legale che, lungi dal sostenere la rinascita dell’apparato produttivo nazionale, in quanto non rispecchia il momento difficile dell’industria manifatturiera nazionale”.

Conindustria ha avuto modo anche di sottolineare che, tale legge, è stata approvata da un’assemblea nazionale costituente che non ha alcun poter per esercitare funzioni legislative in tale ambito. Proprio su tale questione, la confederazione venezuelana ha sostenuto che: “per più di due decenni, attraverso altre normative di natura legale, fiscale e fiscale, l’egemonia sul settore produttivo è aumentata, mettendo alle strette la libertà degli affari e frenando le libertà economiche espresse nella nostra Magna Carta”.

Difatti, secondo Conindustria, i diritti del settore privato nazionale “sono costantemente violati da queste disposizioni e la cosiddetta Legge Antiblock costituisce un ulteriore esempio di quanto qui affermato. Siamo un Paese sempre più povero, con una popolazione immersa nella miseria più assoluta e con un cimitero di aziende, senza la minima possibilità di continuare a fornire posti di lavoro dignitosi e qualità di vita agli abitanti di questa nazione “.

Ciò che più desta perplessità per Conindustria ” è che il quadro giuridico recentemente approvato intenda, senza processi di trasparenza, riprivatizzare le aziende che, all’epoca, erano state espropriate o depredate, condannandole alla loro paralisi e alla successiva chiusura, sotto un meccanismo di totale opacità e senza rispetto per i diritti di difesa della proprietà dei suoi legittimi proprietari “.

 

Con la industria, la ley anti-bloqueo afectará la economía interna

En un momento tan difícil para el mundo entero, estamos tratando de encontrar soluciones para contrarrestar una depresión económica que podría tener repercusiones tanto a medio como a largo plazo. A veces, sin embargo, las soluciones que se encuentran no son del agrado de todos, sobre todo cuando se va a chocar por cuestiones sociales o la diferencia entre lo público y lo privado.
Tales enfrentamientos se están produciendo en Venezuela donde Conindustria, la confederación venezolana de industriales, ha rechazado el “Anti-bloqueo” a través de un comunicado de prensa, considerándolo un “instrumento legal que, lejos de apoyar el renacimiento del aparato productivo nacional, ya que no refleja el difícil momento de la industria manufacturera nacional ”.
Conindustria también pudo enfatizar que esta ley fue aprobada por una asamblea nacional constituyente que no tiene potestad para ejercer funciones legislativas en esta materia. Precisamente sobre este tema, la confederación venezolana argumentó que: “desde hace más de dos décadas, a través de otras normativas de carácter legal, fiscal y fiscal, se ha incrementado la hegemonía sobre el sector productivo, presionando la libertad de negocio y frenando las libertades”. condiciones económicas expresadas en nuestra Carta Magna “.

De hecho, según Conindustria, los derechos del sector privado nacional “son constantemente violados por estas disposiciones y la llamada Ley Antibloque constituye un ejemplo más de lo que aquí se enuncia. Somos un país cada vez más pobre, con una población inmersa en la pobreza absoluta y con una cementerio de empresas, sin la menor posibilidad de seguir brindando trabajo digno y calidad de vida a los habitantes de esta nación ”.

Lo que más desconcierta para Conindustria “es que el marco legal recientemente aprobado pretende, sin procesos de transparencia, reprivatizar empresas que, en su momento, habían sido expropiadas o saqueadas, condenándolas a su parálisis y posterior cierre, bajo un mecanismo de opacidad total y sin respeto a los derechos de defensa de la propiedad de sus legítimos dueños ”.

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