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foto di archivio

Colombia, El Salvador, Messico e Perù in piazza per diritto all’aborto

Migliaia di donne sono scese in piazza in America Latina per rivendicare il diritto all’aborto, pratica vietata nella maggior parte dei paesi della regione e per la quale centinaia di donne stanno scontando pene detentive.

Milano, 29 settembre 2021 – Dal Messico al Perù, passando per El Salvador e Colombia, le manifestanti, indossando il famoso foulard verde simbolo della lotta per la legalizzazione dell’interruzione volontaria di gravidanza, hanno sventolato cartelli su cui si leggeva “Aborto legale ora” o “diritto di decidere”. Ad El Salvador la legge vieta l’aborto in ogni circostanza e le pene possono arrivare fino a otto anni di carcere. Diciassette donne sono attualmente in carcere accusate di “omicidio aggravato” dopo aver cercato cure ostetriche di emergenza. In risposta, centinaia di donne salvadoregne hanno presentato un disegno di legge che consente l’aborto a determinate condizioni piuttosto restrittive. A Città del Messico diverse decine di donne hanno manifestato, poche settimane dopo che la Corte Suprema ha dichiarato incostituzionale la criminalizzazione dell’aborto, indignate per le violenze contro le donne nel loro Paese: 672 femminicidi sono stati commessi tra gennaio e agosto, in base ai dati ufficiali.

Secondo un rapporto del collettivo La Mesa por la Vida y la Salud de las Mujeres, in Colombia dal 2005 circa 205 donne sono state condannate per aborto. Nel Paese l’aborto è legale solo in caso di malformazione del feto, rischio mortale per la madre o a seguito di abusi sessuali. Centinaia di donne si sono radunate fuori dal Congresso a Bogotà per chiedere un aborto libero da questi vincoli. “Uno stato che non concede il diritto all’aborto è uno stato femminicida”, recitava un altro cartello sorretto da un gruppo di giovani donne che hanno chiesto il diritto all’aborto a Lima, in Perù. Una richiesta che il nuovo presidente peruviano di sinistra, Pedro Castillo, conservatore sui temi sociali, ha subito respinto durante la sua recente campagna elettorale. (Askanews)

Colombia, El Salvador, México y Perú en las calles por el derecho al aborto

Miles de mujeres salieron a las calles de América Latina para reclamar el derecho al aborto, una práctica prohibida en la mayoría de los países de la región y por la que cientos de mujeres cumplen penas de prisión.

Milán, 29 de septiembre de 2021 – De México a Perú, pasando por El Salvador  y Colombia, los manifestantes, con el famoso pañuelo verde, símbolo de la lucha por la legalización de la interrupción voluntaria del embarazo, agitaron carteles que decían “Aborto legal ahora”. o “derecho a decidir”. En El Salvador, la ley prohíbe el aborto en todas las circunstancias y las penas pueden ser de hasta ocho años de prisión. Diecisiete mujeres se encuentran actualmente en prisión acusadas de “homicidio agravado” después de buscar atención obstétrica de emergencia. En respuesta, cientos de mujeres salvadoreñas presentaron un proyecto de ley que permite el aborto bajo ciertas condiciones bastante restrictivas. En la Ciudad de México, varias decenas de mujeres se manifestaron, pocas semanas después de que la Corte Suprema declarara inconstitucional la penalización del aborto, indignadas por la violencia contra las mujeres en su país: entre enero y agosto se cometieron 672 feminicidios, según datos oficiales.

Según un informe del colectivo La Mesa por la Vida y la Salud de las Mujeres, alrededor de 205 mujeres en Colombia han sido condenadas por aborto desde 2005. En el país, el aborto es legal solo en caso de malformación del feto, riesgo mortal para la madre o como resultado de abuso sexual. Cientos de mujeres se reunieron frente al Congreso en Bogotá para exigir un aborto libre de estas limitaciones. “Un estado que no otorga el derecho al aborto es un estado feminicida”, decía otro cartel que sostenía un grupo de mujeres jóvenes que pedían el derecho al aborto en Lima, Perú. Una solicitud que el nuevo presidente peruano de izquierda, Pedro Castillo, un conservador en temas sociales, rechazó de inmediato durante su reciente campaña electoral. (Askanews)

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