Colombia proteste riforma morti
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Colombia: 7 giorni di proteste, 19 morti, nessuna riforma

Il governo colombiano di Duque ha ritirato ufficialmente la riforma fiscale il 2 maggio, il ministro delle Finanze si è dimesso il 3 maggio, ma ad oggi le manifestazioni popolari continuano, con un costo altissimo in termini di vite umane.

Bogotà, 4 maggio 2021 – Dal 28 aprile, inizio delle proteste di piazza, fino a ieri, secondo il difensore civico colombiano sono morte 19 persone, tra cui almeno un agente di polizia, e circa 700 tra manifestanti e poliziotti sono rimasti feriti. Il rapporto del Difensore civico ha anche rivelato che la polizia antisommossa Esmad è intervenuta 546 volte nei disordini avvenuti in città come Cali e Bogotá. Durante lo sciopero, 364 persone sono state catturate e 30 minori sono stati fermati.

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Episodi drammatici ci sono stati in particolare nella città di Cali quando la notte del 3 maggio la polizia ha sparato sui manifestanti. Shock e sdegno a livello internazionale anche dall’Alto Commissariato delle Nazioni Unite, che in una nota fa sapere: «Esprimiamo il nostro profondo shock per gli eventi accaduti lì e sottolineiamo la nostra solidarietà con le persone che hanno perso la vita, i feriti e le loro famiglie», precisando inoltre che l’ufficio dell’agenzia Onu in Colombia «sta lavorando per verificare il numero esatto delle vittime e stabilire le circostanze di questi terribili incidenti a Cali» e conclude con un invito: «Data la situazione estremamente tesa, con soldati e polizia schierati per monitorare la protesta, lanciamo un appello alla calma. Ricordiamo alle autorità dello Stato la loro responsabilità di proteggere i diritti umani, compreso il diritto alla vita e alla sicurezza personale, e di facilitare l’esercizio del diritto alla libertà di riunione pacifica. Le forze dell’ordine devono rispettare i principi di legalità, precauzione, necessità e proporzionalità durante il monitoraggio delle manifestazioni. Le armi da fuoco possono essere utilizzate solo come ultima risorsa di fronte a una minaccia imminente di morte o lesioni gravi».

A seguito dei primi 4 giorni di forti proteste per la nuova riforma tributaria, il presidente colombiano Iván Duque domenica 2 maggio ha annunciato il ritiro del progetto di riforma fiscale inviato al Parlamento, che prevedeva l’aumento generale dell’Iva e un incremento delle tasse sui redditi medi. Il capo dello Stato ha però anche precisato che una riforma della finanza «non è un capriccio, ma una necessità che ha come obiettivo evitare l’incertezza sulla affidabilità della Colombia» e quindi presto sarà messo a punto un altro progetto. Duque ha inoltre rivelato di essersi confrontato con varie figure istituzionali e imprenditoriali, ricevendo idee preziose per ottenere risorse per lo Stato senza pregiudicare la classe media e le fasce vulnerabili della società. Infine, ha anticipato che «i cittadini che percepiscono i redditi maggiori saranno quelli chiamati a contribuire in solidarietà con i più deboli».

Il giorno dopo, il 3 maggio, nonostante questo passo indietro, il ministro delle Finanze, Alberto Carrasquilla, ha presentato le sue dimissioni. È la terza volta che Carrasquilla si dimette dall’incarico nel governo di Duque, ma nelle due precedenti occasioni il capo dello Stato lo aveva riconfermato, mentre in questa occasione, ha accettato la decisione, nominando José Manuel Restrepo, che finora occupava il ministero del Commercio.

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In tutto ciò, il Comitato nazionale dello sciopero in Colombia ha annunciato per domani una nuova mobilitazione pacifica in tutto il Paese, ribadendo che, nonostante il ritiro del progetto della riforma, le proteste continueranno con altri obiettivi, quali: lo scioglimento dell’unita’ anti-sommossa della polizia, il rafforzamento del piano nazionale di vaccinazione contro il Covid-19 e l’introduzione di un reddito base pari almeno al salario minimo legale.

É in questo contesto che l’ex presidente nonché Premio Nobel per la pace Juan Manuel Santos si è rivolto direttamente a Duque tramite Twitter dicendosi “a disposizione” del capo di Stato e dei colombiani “per uscire da questa crisi”. Santos, al governo tra il 2010 e il 2018, fu insignito del Nobel per gli accordi di pace che nel 2016 misero nominalmente fine a circa 50 anni di conflitto tra lo Stato e il gruppo ribelle delle Fuerzas Armadas Revolucionarias de Colombia (Farc).

Per un surreale paradosso, mentre in queste ore in Colombia comuni cittadini cadono come foglie sotto i colpi della polizia, la ministra degli Esteri colombiana, Claudia Blum, in un’intervista a Repubblica, mostra tutta la sua preoccupazione per la violazione dei diritti umani in Venezuela, invitando ad uno sforzo congiunto internazionale contro il dittatore Maduro:  “La comunità internazionale aumenti la pressione diplomatica per ottenere che finisca la dittatura e si faccia giustizia di fronte alle gravi violazioni dei diritti attribuite al regime di Maduro”, ha dichiarato Blum, spiegando tutte le politiche di protezione e integrazione messe in atto dal governo Duque per i migranti venezuelani.

Colombia: 7 días de protestas, 19 muertos, Nina reformas

El gobierno colombiano de Duque retiró oficialmente la reforma tributaria el 2 de mayo, el Ministro de Hacienda renunció el 3 de mayo, pero hasta hoy continuán las manifestaciones populares, con un altísimo costo en términos de vidas humanas.

Bogotá, 4 de mayo de 2021 – Desde el 28 de abril, inicio de las protestas callejeras, hasta ayer, según la Defensoría del Pueblo de Colombia, han muerto 19 personas, entre ellas al menos un policía, y unos 700 manifestantes y policías resultaron heridos. El informe de la Defensoría del Pueblo también reveló que la policía antidisturbios de Esmad intervino 546 veces en disturbios en ciudades como Cali y Bogotá. Durante el paro, se capturaron 364 personas y se detuvo a 30 menores.

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Hubo episodios dramáticos en la ciudad de Cali en particular cuando la policía disparó contra manifestantes la noche del 3 de mayo. Conmoción e indignación a nivel internacional también de la Alta Comisionada de las Naciones Unidas, quien en una nota lo da a conocer: «Expresamos nuestra profunda conmoción por los hechos que allí ocurrieron y subrayamos nuestra solidaridad con las personas que perdieron la vida, los heridos y sus familiares», precisando también que la oficina de la agencia de la ONU en Colombia «está trabajando para verificar el número exacto de víctimas y establecer las circunstancias de estos terribles hechos en Cali» y concluye con una invitación: «Ante la situación de extrema tensión, con soldados y policías desplegados para monitorear la protesta, pedimos calma. Recordamos a las autoridades estatales su responsabilidad de proteger los derechos humanos, incluido el derecho a la vida y la seguridad personal, y de facilitar el ejercicio del derecho a la libertad de reunión pacífica. Los organismos encargados de hacer cumplir la ley deben respetar los principios de legalidad, precaución, necesidad y proporcionalidad al monitorear los eventos. Las armas de fuego solo pueden utilizarse como último recurso ante una amenaza inminente de muerte o lesiones graves».

Tras los primeros 4 días de fuertes protestas por la nueva reforma tributaria, el presidente de Colombia, Iván Duque, anunció el domingo 2 de mayo el retiro del proyecto de reforma tributaria enviado al Parlamento, que preveía un aumento generalizado del IVA y un aumento de los impuestos sobre los ingresos medios. Sin embargo, el mandatario también precisó que una reforma financiera «no es un capricho, sino una necesidad que apunta a evitar la incertidumbre sobre la confiabilidad de Colombia» y por lo tanto, pronto se finalizará otro proyecto. Duque también reveló que había tratado con diversas figuras institucionales y empresariales, recibiendo valiosas ideas para obtener recursos para el Estado sin perjuicio de la clase media y grupos vulnerables de la sociedad. Finalmente, anticipó que «los ciudadanos que perciban mayores rentas serán los llamados a contribuir solidariamente con los más débiles».

Al día siguiente, 3 de mayo, a pesar de este retroceso, el ministro de Hacienda, Alberto Carrasquilla, presentó su renuncia. Es la tercera vez que Carrasquilla ha renunciado a su cargo en el gobierno de Duque, pero en las dos anteriores el jefe de Estado lo había reconfirmado, mientras que en esta ocasión aceptó la decisión, nombrando a José Manuel Restrepo, quien hasta ahora ocupaba el cargo. Ministerio de Negocios.

En todo esto, el Comité Nacional de Huelga en Colombia anunció para mañana una nueva movilización pacífica en todo el país, reiterando que, a pesar del retiro del proyecto de reforma, las protestas continuarán con otros objetivos, como: la disolución de la unidad de policía antidisturbios, el fortalecimiento del plan nacional de vacunación contra Covid-19 y la introducción de un ingreso básico igual al menos al salario mínimo legal.

Es en este contexto que el expresidente y premio Nobel de la Paz Juan Manuel Santos se dirigió directamente a Duque vía Twitter diciendo que estaba «a disposición» del jefe de Estado y de los colombianos «para salir de esta crisis». Santos, en el gobierno entre 2010 y 2018, fue galardonado con el Premio Nobel de los Acuerdos de Paz que en 2016 nominalmente puso fin a unos 50 años de conflicto entre el estado y el grupo rebelde de las Fuerzas Armadas Revolucionarias de Colombia (Farc).

Por una paradoja surrealista, mientras en estas horas en Colombia los ciudadanos comunes y corrientes caen como hojas bajo los golpes de la policía, la canciller colombiana, Claudia Blum, en una entrevista con Repubblica, muestra toda su preocupación por la violación de los derechos humanos en Venezuela, pidiendo un esfuerzo internacional conjunto contra el dictador Maduro: «La comunidad internacional aumenta la presión diplomática para que la dictadura acabe y se haga justicia ante las graves violaciones de derechos atribuidas al régimen de Maduro», dijo Blum, explicando todas las politicas de protección e integración implementadas por el gobierno de Duque para los migrantes venezolanos.

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