Cile: al grido di “el pueblo unido jamás será vencido” in piazza 1 mln di cileni. Il presidente annuncia nuovo Governo

Santiago del Cile –  La “grande marcia” contro le politiche sociali del governo di Sebastian Pinera ha riunito oltre 1 milione di cileni  in piazza a Santiago. Una protesta storica, nonostante il coprifuoco, convocata  via whatsapp. Una folla   superiore a quella di 31 anni fa contro Pinochet che ha spinto il presidente cileno ad annunciare un rimpasto di Governo e ad annullare il coprifuoco. In una piazza pacifica anche migliaia di manifestanti “armati” di chitarre che  hanno suonato all’unisono e poi le hanno sollevate al cielo mentre la folla cantava chiedendo le dimissioni del Presidente. 
 
Di seguito una agenzia stampa (LaPresse) di Chiara Battaglia – È stata la manifestazione più massiccia dal ritorno della democrazia in Cile. Oltre un milione di persone a Santiago hanno risposto all’appello per la ‘Marcia grande del Cile’ e si sono riversate in strada riempiendo la centrale Plaza Italia, epicentro delle proteste, la grande arteria dell’Alameda e le vie vicine. Inondandole dei colori di bandiere cilene e mapuche, delle note di canti di resistenza alla dittatura del generale Augusto Pinochet (1973-19990) e di cartelli ironici e meno ironici. Continuando a chiedere più equità sociale, le dimissioni del presidente Sebastian Pinera, il ritiro dell’esercito dalle strade e – in tanti – un’Assemblea costituente per riscrivere la Carta che risale agli anni di Pinochet. ‘Chile despertò’, ‘Il Cile si è svegliato’, recita uno degli slogan più usati, che ricorre anche come hashtag sui social network. All’unisono migliaia di voci hanno cantato ‘El Baile de los que sobran’, riprese da centinaia di smartphone in video da pelle d’oca. È una canzone del 1986 del gruppo Los Prisioneros che racconta le differenze fra le diverse classi della gioventù cilena (e che secondo Spotify, nel pieno della contestazione, è salita dalle circa 12mila riproduzioni del 20 ottobre alle oltre 37mila del 23 ottobre). E sempre all’unisono centinaia di chitarre hanno suonato davanti alla biblioteca nazionale ‘El derecho de vivir en paz’ di Victor Jara, il cantautore politicamente impegnato ucciso solo cinque giorni dopo il golpe di Pinochet dell’11 settembre del 1973 contro Salvador Allende. La risposta di Pinera a una mobilitazione tanto massiccia e pacifica è giunta la mattina dopo, quando dal palazzo presidenziale della Moneda ha annunciato di avere chiesto le dimissioni di tutti i suoi ministri per formare un nuovo governo. Non solo: prendendo la parola poco dopo che l’esercito aveva annunciato la sospensione del coprifuoco a Santiago, dopo sette notti consecutive in cui era invece stato in vigore, il presidente conservatore ha comunicato che intende, “se le circostanze lo permettono”, revocare già da domenica lo stato d’emergenza che lui stesso aveva decretato per diverse regioni del Paese compresa quella della capitale. Lui, che inizialmente aveva criminalizzato la protesta affermando che “siamo in guerra”, scegliendo così di concentrare il suo discorso più sulle violenze e i saccheggi che sulle rivendicazioni, risponde ora al corteo pacifico chiedendo al Parlamento di approvare rapidamente le proposte dell’agenda sociale presentata dal governo martedì. Proposte che vanno da un aumento del salario minimo e della pensione minima al congelamento del prezzo dell’elettricità. E si è spinto oltre esprimendo l’intenzione di adottare anche nuove misure, come la riduzione dei prezzi dell’acqua (che in Cile è privata) e dei TAG, cioè i pedaggi (venerdì camion e auto avevano bloccato le autostrade per chiederne il taglio). Nessun riferimento, però, alla nuova Costituzione che viene chiesta sempre più a gran voce. Nuove proteste sono in programma tanto a Santiago quanto in altre città. Anche per la prossima settimana, quando dovrebbero arrivare gli osservatori internazionali mandati da Onu e Amnesty International per indagare sulle numerose denunce di violazioni dei diritti umani commesse nel contesto di stato d’emergenza e coprifuoco. Secondo l’Istituto nazionale cileno per i diritti umani (Indh), sono 2.686 le persone arrestate durante le proteste, 584 quelle ferite (di cui 245 per armi da fuoco), mentre le azioni giudiziarie avviate sono 59, di cui cinque per omicidio e nove per violenze sessuali.

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