Santi indizi e cardinali in corsa… Conclave con un bel po’ di latino-americano!
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di Vincenzo Barretta
Città del Vaticano, 02 maggio 2025 – Cari amici del gossip… spirituale, è tornato il “totoPapa”, la versione celeste del Fantasanremo, dove al posto dei punti ci sono preghiere, voti segreti e molto, molto incenso. In Vaticano si respira un’aria di attesa (e magari un po’ di suspense), e le ipotesi fioccano come ostie in processione.
Un passatempo che unisce la serietà del Vaticano con la leggerezza tutta italiana di una scommessa tra amici al bar. Diciamocelo chiaramente, quando il fumo bianco comincia a danzare sopra il comignolo della Cappella Sistina, nel cuore di tutti i fedeli del mondo, si accende una scintilla di curiosità mista a divertimento. Chi sarà il prossimo a indossare le sacre pantofole rosse?
È un po’ come il calciomercato, ma con meno procuratori chiacchieroni e molti più cardinali barbuti che intervistati un po’ da tutti nulla hanno fatto trapelare. Invece di scambi di giocatori milionari, qui si “scambiano” pronostici su chi avrà la saggezza, l’umiltà e, diciamocelo sottovoce, i voti giusti per guidare la Chiesa Cattolica.
Le dinamiche del totoPapa sono affascinanti. Si parte dai nomi più “papabili”, quelli che magari hanno già ruoli di spicco o che si sono distinti per qualche dichiarazione illuminante. Poi, come in ogni buona scommessa, spuntano gli outsider, i “cavalli di razza” che nessuno si aspetta ma che potrebbero sorprendere tutti con un guizzo finale.
E le “quote”? Beh, quelle non le troverete sui siti di scommesse ufficiali (almeno, non ancora!), ma circolano ufficiosamente tra gli addetti ai lavori, i vaticanisti più scafati e, naturalmente, tra i semplici curiosi che si divertono a fare il loro pronostico durante la pausa caffè. “Io dico Tizio, ha una faccia da Papa”, sentenzia qualcuno con aria convinta. “Ma no, Caio è più giovane e ha idee fresche”, ribatte qualcun altro, forte della sua “esperienza” in materia (Vabbe!!).
Chi prenderà il timone della barca di Pietro? E soprattutto: parlerà spagnolo, portoghese… o magari quechua? Vediamo insieme i “papabili” di questo conclave, che avrà inizio il prossimo 07 maggio.
Se il prossimo conclave volesse ancora guardare oltre l’Europa, come fece nel 2013 eleggendo Francesco, gli occhi tornano a puntarsi sull’America Latina, terra di fede profonda e di dinamismo ecclesiale.
I papabili più chiacchierati dell’emisfero sud sono:
- Cardinale Odilo Pedro Scherer (Brasile): classe, sobrietà, fede e un nome che sembra uscito da una serie Netflix. Arcivescovo di San Paolo, uno dei centri cattolici più importanti al mondo. Coniuga una fede solida e uno stile pastorale moderno. Parlano bene di lui tanto in Vaticano quanto nei quartieri popolari della sua diocesi. Ha la stoffa del leader e il sorriso da parroco di quartiere. Bonus: tifa per il Corinthians, una delle squadre di calcio più famose e tifate del Brasile;
- Cardinale Pedro Barreto (Perù): Gesuita, come Papa Francesco, ambientalista, vicino alle comunità amazzoniche. Se fosse un personaggio, sarebbe il saggio del villaggio. E se Papa Francesco è stato un po’ il “Papa verde”, lui potrebbe essere il “Papa bio”. Proprio come Papa Francesco, il Cardinale Barreto è attivo su temi sociali e ambientali. È tra i promotori della Querida Amazonia, l’esortazione apostolica per una Chiesa “dalle radici verdi”.
- Cardinale Leopoldo José Brenes Solórzano (Nicaragua): Capelli ricci, occhiali rotondi, look da professore simpatico. Sempre vicino alla gente, anche quando la situazione si fa tesa. Potrebbe essere il Papa del dialogo… e dell’umorismo pastorale. È molto vicino alle realtà popolari, ha un profilo basso ma coerente. Un outsider? Forse. Ma nei conclavi, si sa, i veri favoriti spesso escono dalla seconda fila.
- Cardinale Álvaro Leonel Ramazzini Imeri (Guatemala): voce profetica nella difesa dei diritti umani e dell’ambiente, soprattutto delle popolazioni indigene. Sarebbe una scelta sorprendente, ma fortemente simbolica. Impegnato da sempre per i diritti umani, paladino delle comunità indigene. Se venisse eletto lui, potremmo assistere al primo habemus papamcon una fascia tessuta a mano dai Maya. Molto fashion, altro che mozzetta rossa.
E fuori dal Sud America?
Non mancano i “soliti noti” anche fuori dall’America Latina: c’è chi guarda all’Africa, con il ghanese Cardinale Peter Turkson, esperto di giustizia e sviluppo, o all’Asia, dove il Cardinale Luis Antonio Tagle (Filippine) continua a essere uno dei favoriti per la sua visione globale e comunicativa.
E quelli europei?
E poi c’è l’Europa, che pur essendo meno “esotica”, non smette di proporre candidati. I Cardinali Matteo Zuppi (Italia), Jean-Claude Hollerich (Lussemburgo) e persino il francese Philippe Barbarin vengono spesso citati, anche se – si dice – il prossimo Papa potrebbe ancora avere un accento spagnolo o portoghese.
Spoiler: nessuno lo sa. I cardinali, quando entrano in conclave, dicono che stanno solo pregando. Ma in realtà guardano gli altri come in una partita di Risiko. Nessuno vuole dire troppo, nessuno vuole esporsi. E proprio per questo il Papa vero di solito è quello che nessuno aveva puntato (un po’ come l’ospite misterioso a Sanremo).
Il bello del “totoPapa” è proprio questo: è un gioco che unisce sacro e profano, la solennità di un evento storico con la spensieratezza di una chiacchiera tra amici. Ci si immagina i cardinali, chiusi nel Conclave, intenti a pregare e a discutere, mentre fuori il mondo intero si interroga sul loro misterioso verdetto. E in fondo, in quel “mistero”, c’è tanta storia e tanto fascino millenario.
Certo, l’elezione del Pontefice è una cosa seria, con implicazioni profonde per milioni di fedeli in tutto il mondo. Ma ammettiamolo, quel velo di “gioco” che lo circonda, quelle scommesse innocenti e quei pronostici un po’ azzardati, rendono l’attesa un po’ più frizzante. È un modo irriverente ma tutto sommato affettuoso per sentirci partecipi di un evento che, altrimenti, risulterebbe un po’ troppo distante e serioso.
Nel dubbio, tenete d’occhio i segnali: il camino che fuma, le campane che suonano, e soprattutto i titoli dei giornali. E ricordate: il Papa non si sceglie con i sondaggi, ma con la Fede e lo Spirito Santo. Anche se, va detto, un po’ di scouting non guasta mai. Nel frattempo, il totoPapa continua. Seriamente… ma non troppo, in attesa di sapere chi sarà il prossimo Pontefice di Santa Romana Chiesa, e di chi pagherà il caffè al bar perché avrà perso la scommessa.
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Santos indicios y cardenales en carrera… ¡Un cónclave con bastante sabor latinoamericano!
por Vincenzo Barretta
Ciudad del Vaticano, 2 de mayo de 2025 – Queridos amigos del chisme… espiritual, ha vuelto el “totoPapa”, la versión celestial del Fantasanremo, donde en lugar de puntos hay oraciones, votos secretos y mucho, mucho incienso. En el Vaticano se respira un aire de expectativa (y quizás un poco de suspenso), y las conjeturas florecen como hostias en procesión.
Un pasatiempo que une la seriedad vaticana con la ligereza tan italiana de una apuesta entre amigos en el bar. Seamos sinceros: cuando el humo blanco comienza a bailar sobre la chimenea de la Capilla Sixtina, en el corazón de todos los fieles del mundo se enciende una chispa de curiosidad mezclada con diversión. ¿Quién será el próximo en calzarse las sagradas pantuflas rojas?
Es un poco como el mercado de fichajes del fútbol, pero con menos representantes parlanchines y muchos más cardenales barbados que, entrevistados por todos, no dejan filtrar nada. En lugar de intercambiar jugadores millonarios, aquí se “intercambian” pronósticos sobre quién tendrá la sabiduría, la humildad y, digámoslo en voz baja, los votos justos para guiar a la Iglesia Católica.
Las dinámicas del totoPapa son fascinantes. Se empieza por los nombres más “papables”, aquellos que ya ocupan cargos importantes o que se han destacado por alguna declaración iluminadora. Luego, como en toda buena apuesta, aparecen los outsiders, los “caballos de raza” que nadie espera pero que podrían sorprender con un último sprint.
¿Y las “cuotas”? Bueno, no las encontrarán en sitios de apuestas oficiales (¡al menos no todavía!), pero circulan extraoficialmente entre los expertos, los vaticanistas más curtidos y, por supuesto, entre los simples curiosos que se divierten haciendo su pronóstico en la pausa del café. “Yo digo Fulano, tiene cara de Papa”, sentencia alguien con tono convencido. “¡Pero no, Mengano es más joven y tiene ideas frescas!”, responde otro, armado con su “experiencia” en la materia (¡Vaya!).
¿Quién tomará el timón de la barca de Pedro? Y sobre todo: ¿hablará español, portugués… o quizás quechua? Veamos juntos los “papables” de este cónclave, que comenzará el próximo 7 de mayo.
Si el próximo cónclave decide volver a mirar más allá de Europa, como en 2013 al elegir a Francisco, todas las miradas regresan a América Latina, tierra de profunda fe y dinamismo eclesial.
Los papables más comentados del hemisferio sur son:
Cardenal Odilo Pedro Scherer (Brasil): clase, sobriedad, fe y un nombre que parece salido de una serie de Netflix. Arzobispo de São Paulo, uno de los centros católicos más importantes del mundo. Combina una fe sólida con un estilo pastoral moderno. Hablan bien de él tanto en el Vaticano como en los barrios populares de su diócesis. Tiene madera de líder y sonrisa de párroco de barrio. Bonus: es hincha del Corinthians, uno de los clubes más populares de Brasil.
Cardenal Pedro Barreto (Perú): jesuita, como el Papa Francisco, ecologista, cercano a las comunidades amazónicas. Si fuera un personaje, sería el sabio del pueblo. Y si Francisco fue el “Papa verde”, él podría ser el “Papa bio”. Al igual que Francisco, Barreto es activo en temas sociales y ambientales. Es uno de los promotores de Querida Amazonía, la exhortación apostólica por una Iglesia con “raíces verdes”.
Cardenal Leopoldo José Brenes Solórzano (Nicaragua): cabello rizado, gafas redondas, aire de profesor simpático. Siempre cerca del pueblo, incluso en momentos de tensión. Podría ser el Papa del diálogo… y del humor pastoral. Muy cercano a las realidades populares, perfil bajo pero coherente. ¿Un outsider? Tal vez. Pero en los cónclaves, se sabe, los verdaderos favoritos a menudo salen de la segunda fila.
Cardenal Álvaro Leonel Ramazzini Imeri (Guatemala): voz profética en la defensa de los derechos humanos y el medio ambiente, sobre todo de los pueblos indígenas. Sería una elección sorprendente, pero cargada de simbolismo. Comprometido desde siempre con los derechos humanos, defensor de las comunidades indígenas. Si él fuese elegido, podríamos ver el primer habemus papam con una banda tejida a mano por los mayas. Muy fashion, nada que ver con la clásica muceta roja.
¿Y fuera de Sudamérica?
No faltan los “clásicos” fuera de América Latina: hay quienes miran a África, con el cardenal ghanés Peter Turkson, experto en justicia y desarrollo, o a Asia, donde el Cardenal Luis Antonio Tagle (Filipinas) sigue siendo uno de los favoritos por su visión global y capacidad comunicativa.
¿Y los europeos?
Y luego está Europa, que aunque menos “exótica”, no deja de proponer candidatos. Los cardenales Matteo Zuppi (Italia), Jean-Claude Hollerich (Luxemburgo) e incluso el francés Philippe Barbarin son mencionados con frecuencia, aunque – se dice – el próximo Papa podría seguir teniendo acento español o portugués.
Spoiler: nadie lo sabe. Los cardenales, cuando entran en el cónclave, dicen que están solo orando. Pero en realidad miran a los demás como en una partida de Risk. Nadie quiere decir mucho, nadie quiere exponerse. Y justamente por eso, el Papa verdadero suele ser aquel en quien nadie apostó (un poco como el invitado sorpresa de Sanremo).
Lo bonito del “totoPapa” es eso: un juego que mezcla lo sagrado y lo profano, la solemnidad de un evento histórico con la ligereza de una charla entre amigos. Uno se imagina a los cardenales, encerrados en el Cónclave, rezando y discutiendo, mientras afuera el mundo entero intenta descifrar su veredicto misterioso. Y en ese “misterio” hay mucha historia y mucho encanto milenario.
Claro, la elección del Pontífice es algo serio, con implicaciones profundas para millones de fieles en todo el mundo. Pero admitámoslo: ese toque de “juego”, esas apuestas inocentes y esos pronósticos algo atrevidos, hacen que la espera sea más entretenida. Es una forma irreverente pero en el fondo cariñosa de sentirnos parte de un evento que, de otro modo, podría parecer demasiado lejano y solemne.
En caso de duda, estén atentos a las señales: la chimenea que humea, las campanas que suenan y, sobre todo, los titulares de los periódicos. Y recuerden: el Papa no se elige con encuestas, sino con Fe y el Espíritu Santo. Aunque, dicho sea, un poco de scouting nunca viene mal. Mientras tanto, el totoPapa sigue. Seriamente… pero no demasiado, esperando saber quién será el próximo Pontífice de la Santa Iglesia Romana, y quién pagará el café en el bar por haber perdido la apuesta.
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