Julian Assange

Assange, in Campidoglio si vota per la cittadinanza onoraria

 

Roma, 15 gennaio 2024 – Il 20 e 21 febbraio si terrà l’udienza alla High Court di Londra che deciderà se il fondatore di WikiLeaks Julian Assange ha esaurito ogni possibilità, nelle Corti inglesi, di opporsi all’estradizione negli Stati Uniti. Se la High Court decidesse di rigettare il suo appello, ad Assange rimarrebbe poco più che la possibilità di fare ricorso alla Corte europea dei Diritti dell’uomo, ma con esiti incerti.

Dall’11 aprile 2019, il fondatore di WikiLeaks si trova nella prigione più dura del Regno Unito, quella di Belmarsh a Londra, non perché deve scontare una pena: è in attesa che la giustizia britannica decida sulla sua estradizione.

Dal 2010, quando lui e i giornalisti di WikiLeaks pubblicarono 700 mila documenti segreti sulle guerre in Afghanistan e Iraq, i cablo della diplomazia Usa ed i file sui detenuti di Guantanamo, è passato dagli arresti domiciliari al confinamento nell’ambasciata dell’Ecuador a Londra ed infine al carcere. Se estradato, rischia 175 anni in una prigione di massima sicurezza. La sua sola colpa? Aver rivelato crimini di guerra e torture, documentati nei 700mila file.

Nel gennaio 2021, in primo grado, il giudice Vanessa Baraitser aveva rigettato la richiesta di estradizione degli Stati Uniti sulla base di un’unica motivazione: il rischio che Assange potesse commettere un suicidio, considerando le sue condizioni di salute fisica e mentale e considerando il regime di protezione estremo, che vige in prigioni di massima sicurezza come l’Adx Florence. Agli osservatori più esperti la sentenza di primo grado era subito apparsa come facilmente aggirabile. Di fatto, pochi mesi dopo, le autorità americane proposero a quelle inglesi una serie di «garanzie diplomatiche» sul trattamento che Assange avrebbe ricevuto in prigione negli Usa. Sulla base di queste garanzie, nel dicembre 2021, in secondo grado, la High Court ha ribaltato la sentenza del giudice Baraitser e stabilito che il fondatore di WikiLeaks potesse essere estradato. Inutile il tentativo di Assange di appellarsi alla Corte Suprema del Regno Unito.

L’estradizione è stata già firmata dal governo inglese nel giugno 2022 ed un ulteriore ricorso alla High Court da parte della difesa di Assange è stato rigettato nel giugno scorso. Quello di febbraio potrebbe quindi essere l’ultimo appello.

Intanto arriva oggi in Commissione Roma Capitale la proposta di delibera per conferire la cittadinanza onoraria ad Assange, che, una volta ottenuto voto favorevole, potrà essere portata all’attenzione dell’Aula Giulio Cesare.

«Con questo passaggio – hanno affermato Riccardo Corbucci ed Antonella Melito, rispettivamente presidente e vicepresidente della Commissione Roma Capitale – stiamo dando seguito agli impegni presi lo scorso ottobre, quando l’Assemblea Capitolina ha votato la mozione con la quale volevamo attribuire la cittadinanza onoraria di Roma, Capitale d’Italia, a Julian Assange rafforzando il contributo arrivato già a gran voce da tantissime città. Non possiamo e non dobbiamo restare indifferenti». Ed in vista delle udienze di febbraio aggiungono: «Il nostro deve essere un lavoro contro il tempo, un grido di aiuto che faremo sentire anche in quelle due giornate, a gran voce, uniti per difendere i diritti umani, prima ancora della libertà di stampa. Lo attendono quasi due secoli di condanna per aver svolto il proprio lavoro, un insulto al giornalismo, un insulto alla libertà di espressione, un insulto alla democrazia. Il nostro impegno – concludono i consiglieri Pd – sarà quello di arrivare in Aula prima di questa sentenza e di esserci, in quell’occasione, lontani ma uniti, così come uniti abbiamo scritto questa proposta di delibera che ci ha visti collaborare nell’obiettivo comune di esprimere tutta la nostra solidarietà verso tutte e tutti coloro che vengono ingiustamente detenuti e condannati in violazione dei diritti fondamentali».

spagna

Assange, en el Capitolio se vota la ciudadanía honoraria

Roma, 15 de enero de 2024 – Los días 20 y 21 de febrero se celebrará en el Tribunal Superior de Londres la audiencia que decidirá si el fundador de WikiLeaks, Julian Assange, ha agotado todas las posibilidades ante los tribunales ingleses para oponerse a la extradición a los Estados Unidos. Si el Tribunal Superior decide rechazar su apelación, a Assange le quedaría poco más que la posibilidad de apelar ante el Tribunal Europeo de Derechos Humanos, pero con resultados inciertos.

Desde el 11 de abril de 2019, el fundador de WikiLeaks se encuentra en la prisión más dura del Reino Unido, Belmarsh en Londres, no porque tenga que cumplir condena: está esperando que la justicia británica decida sobre su extradición.

Desde 2010, cuando él y los periodistas de WikiLeaks publicaron 700.000 documentos secretos sobre las guerras en Afganistán e Irak, cables diplomáticos estadounidenses y expedientes sobre los detenidos en Guantánamo, ha pasado del arresto domiciliario al confinamiento en la embajada de Ecuador en Londres y finalmente a la prisión. Si es extraditado, enfrenta 175 años de prisión de máxima seguridad. ¿Su único defecto? Habiendo revelado crímenes de guerra y torturas, documentados en los 700 mil expedientes.

En enero de 2021, en primera instancia, la jueza Vanessa Baraitser rechazó la solicitud de extradición de Estados Unidos basándose en una única motivación: el riesgo de que Assange pudiera suicidarse, considerando sus condiciones de salud física y mental y considerando el régimen de protección extremo que existe. en prisiones de máxima seguridad como Adx Florence. Para los observadores más expertos, la sentencia de primer grado inmediatamente pareció fácilmente eludible. De hecho, unos meses después, las autoridades americanas propusieron a las autoridades inglesas una serie de “garantías diplomáticas” sobre el trato que recibiría Assange en prisión en Estados Unidos. Con base en estas garantías, en diciembre de 2021, en segunda instancia, el Tribunal Superior anuló el fallo del juez Baraitser y dictaminó que el fundador de WikiLeaks podía ser extraditado. El intento de Assange de apelar ante el Tribunal Supremo del Reino Unido fue inútil.

La extradición ya fue firmada por el gobierno inglés en junio de 2022 y el pasado mes de junio se rechazó un nuevo recurso de la defensa de Assange ante el Tribunal Superior. Por tanto, febrero podría ser el último recurso.

Mientras tanto, hoy llega a la Comisión de la Capital de Roma la propuesta de resolución para conferir la ciudadanía honoraria a Assange, que, una vez obtenida una votación favorable, podrá ser puesta en conocimiento de la Cámara Julio César.

«Con este paso – afirmaron Riccardo Corbucci y Antonella Melito, respectivamente presidente y vicepresidente de la Comisión de la Capital de Roma – damos seguimiento a los compromisos asumidos el pasado mes de octubre, cuando la Asamblea Capitolina votó la moción con la que queríamos atribuir la ciudadanía honoraria de Roma, capital de Italia, a Julian Assange, reforzando la contribución ya recibida con fuerza de muchas ciudades. No podemos ni debemos permanecer indiferentes”. Y de cara a las audiencias de febrero añaden: «El nuestro debe ser un trabajo contrarreloj, un grito de auxilio que también haremos oír en esos dos días, a viva voz, unidos para defender los derechos humanos, antes incluso que la libertad de prensa. Le esperan casi dos siglos de condena por haber hecho su trabajo, un insulto al periodismo, un insulto a la libertad de expresión, un insulto a la democracia. Nuestro compromiso – concluyen los concejales del PD – será llegar a la Cámara antes de esta sentencia y estar allí, en esa ocasión, distantes pero unidos, así como unidos escribimos esta propuesta de resolución que nos vio colaborar en el objetivo común de expresar todos nuestra solidaridad hacia todos aquellos que son injustamente detenidos y condenados en violación de derechos fundamentales”.

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