Argentina aborto

L’Argentina legalizza l’aborto, le posizioni di Chiesa e Brasile

Buenos Aires, 3 gennaio 2021 – È ormai legge in Argentina l’interruzione volontaria di gravidanza, approvata a maggioranza alla fine di quest’anno appena concluso sia dalla Camera che dal Senato argentino. Una decisione tanto attesa dai movimenti femministi. Non si sono fatte attendere invece le critiche da parte delle correnti pro-vita, prima tra tutte la Chiesa Cattolica, naturalmente.

Il 28 dicembre, in Argentina le omelie sono state dedicate alla legge sull’interruzione di gravidanza che in quelle ore veniva discussa in Camera e Senato. L’arcivescovo di Corrientes, Monsignor Andrés Stanovnik, ha ribadito che “la vita è sempre un dono di Dio e come tale è sempre benvenuta”. Gli ha fatto eco l’arcivescovo di La Plata, monsignor Víctor Manuel Fernández, che ha detto: “Preghiamo il Signore affinché infonda nel nostro popolo e nelle autorità un profondo spirito di amore e di cura per la vita”. Forte il richiamo del prelato anche a “restare accanto alle donne che stanno attraversando una situazione difficile e che sono tentate di cercare una via d’uscita attraverso l’aborto”. Anche l’Arcivescovo di Buenos Aires, cardinale Mario Aurelio Poli, il 28 dicembre ha presieduto una Messa nella Cattedrale metropolitana in cui ha invocato la necessità di tutelare i nascituri, “anime innocenti” e ha condannato la “febbrile ossessione” e l’“urgenza incomprensibile” avute dai politici che, proprio di questi tempi, hanno stabilito di legiferare sull’aborto, come se ciò “avesse a che fare con le sofferenze, le paure e le preoccupazioni” della popolazione in questa pandemia. Già all’inizio di dicembre il presidente della Conferenza episcopale argentina, monsignor Oscar Vicente Ojea, in un videomessaggio, aveva esortato il Paese a dire no alla cultura dello scarto: “Una società è definita dal modo in cui guarda ai più vulnerabili, ai più poveri ed ai più indifesi. Questo è ciò che caratterizza e identifica la dignità di un popolo e di una cultura”; e ha aggiunto che di fronte ad una gravidanza inattesa “non si tratta di mietere la fonte della vita, ma di fare posto a coloro che sono chiamati alla vita, in modo che possano farvi parte”.

Eloquente silenzio invece dal Vaticano, dove Papa Francesco non si è espresso dopo la vittoria dei pro-abortisti nella sua Argentina. La ragione del silenzio di papa Bergoglio è di certo da ricondurre al fatto che egli considera indispensabile preservare la laicità di uno Stato. Tuttavia il pontefice aveva già fatto diverse dichiarazioni riguardo alla faccenda, pur non parlando direttamente del voto argentino.

In una lettera autografa inviata il 22 novembre alle “mujeres de las villas” (attiviste pro-vita di Buenos Aires), il pontefice ha scritto: “bisogna tenere presente che non si tratta di una questione primariamente religiosa ma di etica umana, anteriore a qualsiasi confessione religiosa”. Per cui bisogna domandarsi se “è giusto eliminare una vita umana per risolvere unproblema? È giusto affittare un sicario per risolvere un problema?”. Inoltre, il 29 dicembre, proprio mentre in Argentina il Senato iniziava la lunga seduta che sarebbe poi sfociata nell’approvazione della legge, Bergoglio ha twittato: “Il Figlio di Dio è nato scartato per dirci che ogni scartato è figlio di Dio. È venuto al mondo come viene al mondo un bimbo, debole e fragile, perché noi possiamo accogliere con tenerezza le nostre fragilità”. Nessun riferimento, dunque, alle vicende in corso in quelle ore nella sua patria, ma un messaggio sufficientemente eloquente e tempestivo.

Ricordiamo che papa Francesco alla fine del Giubileo della misericordia, aveva esteso la facoltà di assoluzione per una donna che ha abortito, in segno di misericordia e comprensione per il dramma vissuto, fermo restando l’aborto un peccato per la Chiesa.

Argentina aborto

Sullo stesso versante, il presidente brasiliano, Jair Bolsonaro, che in un tweet ha scritto  “Sono profondamente dispiaciuto (che) le vite dei bambini argentini siano soggette ad essere sezionate nel grembo delle loro madri con il consenso dello Stato”, e ha poi aggiunto in una dichiarazione che “Se dipenderà da me e dal mio governo, l’aborto non sarà mai approvato. Lotteremo sempre per proteggere la vita degli innocenti”. Accanto a Bolsonaro, il ministro degli esteri brasiliano, Ernesto Araujo, ha definito una “barbarie” la legalizzazione dell’interruzione di gravidanza e affermato che “il Brasile rimarrà in prima linea nel diritto alla vita”.

Prima di questo epocale cambio di rotta, l’Argentina, terra natia di Papa Francesco, consentiva l’aborto solo a seguito di uno stupro o in caso di grave pericolo di salute per la gestante. Per questo, erano migliaia le donne e le ragazze che ricorrevano a pericolose pratiche illegali per interrompere la gravidanza. Secondo le risultanze governative, ogni anno si praticano fra 370 mila e 520 mila aborti clandestini, e 38 mila donne finiscono in ospedale per complicanze legate a queste pratiche. Era il 1921 quando un provvedimento ufficiale argentino proibì l’interruzione volontaria di gravidanza, e si è dovuto aspettare quasi un secolo prima che qualcosa cambiasse. In generale in America Latina l’aborto è ancora per gran parte un tabù: in Honduras l’aborto è punibile col carcere da 3 a 10 anni; situazione simile in Nicaragua, El Salvador, Haiti, Repubblica Dominicana e Suriname, dove anche in caso di stupro o pericolo di vita per la madre, l’interruzione di gravidanza è considerata un crimine. Precursori della legalizzazione dell’aborto sono stati invece Uruguay, Cuba, Guyana e Città del Messico. In particolare, in tutta l’America Latina è Cuba lo Stato pioniere della legalizzazione dell’aborto, insieme all’Uruguay. Questi due Stati sono stati anche apripista per il suffragio universale femminile (Uruguay 1927, Cuba 1934). Controcorrente la scelta di Città del Messico, che ha legalizzato l’aborto, mentre in altre aree del Paese è punibile fino a 30 anni di carcere.

Argentina legaliza el aborto, las posiciones de la Iglesia y Brasil

Buenos Aires, 3 gennaio 2021 – La interrupción voluntaria del embarazo es ahora ley en Argentina, aprobada por mayoría a fines de este año que acaba de terminar tanto la Cámara como el Senado argentinos. Una decisión largamente esperada por los movimientos feministas. Sin embargo, las críticas de las corrientes provida, en primer lugar de la Iglesia católica, por supuesto, no tardaron en llegar.

El 28 de diciembre se dedicaron homilías en Argentina a la ley del aborto que se estaba discutiendo en la Cámara y el Senado en ese momento. El arzobispo de Corrientes, monseñor Andrés Stanovnik, reiteró que “la vida es siempre un don de Dios y como tal siempre es bienvenida”. Se hizo eco de él el arzobispo de La Plata, monseñor Víctor Manuel Fernández, quien dijo: “Oremos al Señor para que infunda en nuestro pueblo y autoridades un profundo espíritu de amor y cuidado por la vida”. El prelado también hizo un fuerte llamado a “estar cerca de las mujeres que atraviesan una situación difícil y que están tentadas a buscar una salida a través del aborto”. Incluso el Arzobispo de Buenos Aires, Cardenal Mario Aurelio Poli, presidió el 28 de diciembre una Misa en la Catedral Metropolitana en la que invocó la necesidad de proteger a los no nacidos, “almas inocentes” y condenó la “obsesión febril” y la “Urgencia incomprensible” que han tenido los políticos que, ahora mismo, han decidido legislar sobre el aborto, como si esto “tuviera que ver con el sufrimiento, los miedos y las preocupaciones” de la población en esta pandemia. Ya a principios de diciembre, el presidente de la Conferencia Episcopal Argentina, monseñor Oscar Vicente Ojea, en un video mensaje, instó al país a decir no a la cultura del desperdicio: “Una sociedad se define por la forma en que mira a los más vulnerables, a lo más los pobres y los más indefensos. Esto es lo que caracteriza e identifica la dignidad de un pueblo y una cultura”; y agregó que ante un embarazo inesperado “no se trata de cosechar la fuente de la vida, sino de dar lugar a los que están llamados a la vida, para que puedan ser parte de ella”.

Silencio elocuente en cambio desde el Vaticano, donde el Papa Francisco no habló después de la victoria de los pro-abortistas en su Argentina. La razón del silencio del Papa Bergoglio se remonta ciertamente al hecho de que considera esencial preservar el secularismo de un Estado. Sin embargo, el pontífice ya había realizado varias declaraciones al respecto, aunque no se refirió directamente al voto argentino. En carta autógrafa enviada el 22 de noviembre a las “mujeres de las villas”, el pontífice escribió: “hay que tener en cuenta que no se trata principalmente de una cuestión religiosa sino de ética humana, previa cualquier confesión religiosa “. Entonces tenemos que preguntarnos si “¿es correcto eliminar una vida humana para resolver un problema? ¿Está bien contratar a un sicario para solucionar un problema?”. Además, el 29 de diciembre, justo cuando el Senado argentino iniciaba la larga sesión que luego conduciría a la aprobación de la ley, Bergoglio tuiteó: “El Hijo de Dios nació descartado para decirnos que todo descartado es hijo de Dios. al mundo cómo un niño débil y frágil viene al mundo, para que podamos aceptar nuestras debilidades con ternura ”. No se hace referencia, por tanto, a los hechos ocurridos en esas horas en su tierra natal, pero sí un mensaje suficientemente elocuente y oportuno.

Recordamos que el Papa Francisco al final del Jubileo de la Misericordia había extendido la facultad de absolución para una mujer que tuvo un aborto, como muestra de misericordia y comprensión por la tragedia, sin perjuicio de que el aborto sea un pecado para la Iglesia.

Del mismo lado, el presidente brasileño, Jair Bolsonaro, quien en un tuit escribió “Lamento profundamente (que) las vidas de niños argentinos estén sujetas a ser diseccionadas en el vientre de sus madres con el consentimiento del Estado”, y luego agregó. en una declaración que “si depende de mí y de mi gobierno, el aborto nunca será aprobado. Siempre lucharemos para proteger la vida de los inocentes”. Junto a Bolsonaro, el canciller brasileño, Ernesto Araujo, definió la legalización del aborto como “bárbara” y afirmó que “Brasil seguirá a la vanguardia del derecho a la vida”.

Antes de este cambio de rumbo histórico, Argentina, la patria del Papa Francisco, solo permitía el aborto después de una violación o en caso de grave peligro para la salud de la mujer embarazada. Como resultado, miles de mujeres y niñas recurrieron a peligrosas prácticas ilegales para interrumpir su embarazo. Según los hallazgos del gobierno, cada año se realizan entre 370.000 y 520.000 abortos clandestinos, y 38.000 mujeres terminan en el hospital por complicaciones relacionadas con estas prácticas. Fue en 1921 cuando una disposición oficial argentina prohibió la interrupción voluntaria del embarazo, y tomó casi un siglo para que algo cambiara. En general, en América Latina el aborto sigue siendo en gran medida un tabú: en Honduras el aborto se castiga con penas de prisión de 3 a 10 años; situación similar en Nicaragua, El Salvador, Haití, República Dominicana y Surinam, donde incluso en el caso de violación o amenaza de vida de la madre, la interrupción del embarazo se considera un delito. Los precursores de la legalización del aborto fueron Uruguay, Cuba, Guyana y Ciudad de México. En particular, en toda América Latina, Cuba es el estado pionero en la legalización del aborto, junto con Uruguay. Estos dos estados también fueron pioneros del sufragio femenino universal (Uruguay 1927, Cuba 1934). La elección de la Ciudad de México, que ha legalizado el aborto, está en contra de la corriente, mientras que en otras zonas del país se castiga con hasta 30 años de prisión.

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