Inizia il processo per l’omicidio della salvadoregna soffocata in Italia
La famiglia ha chiesto l’ergastolo per l’imputato, Pablo González Rivas, 48 anni, compagno di Nataly, accusato di omicidio e occultamento di cadavere
Il processo per l’omicidio di Jhoanna Nataly Quintanilla Valle, la donna salvadoregna di 40 anni il cui corpo era stato trovato nel fiume Adda a gennaio, è iniziato lunedì 24 novembre davanti alla Corte d’Assise di Milano.
La data coincide simbolicamente con la vigilia della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, un richiamo alla gravità del crimine e al contesto di violenza di genere che ha segnato la sua morte.
All’udienza inaugurale erano presenti la zia e la cugina della vittima, costituite formalmente come parti civili. Entrambe sono arrivate da El Salvador dopo un lungo viaggio di oltre 16 ore, e hanno ribadito che seguiranno da vicino tutto il procedimento finché non sarà fatta giustizia. Chiedono l’ergastolo per l’imputato, Pablo González Rivas, 48 anni, compagno di Nataly, accusato di omicidio e occultamento di cadavere.

Secondo l’accusa, González Rivas avrebbe soffocato Nataly nella notte tra il 24 e il 25 gennaio, nell’appartamento che condividevano in piazza dei Daini, a Milano. Successivamente avrebbe collocato il corpo in una borsa sportiva per poi gettarla nel fiume Adda, tentando di eliminare ogni traccia del crimine.
La Procura sostiene che l’omicidio sia avvenuto in un contesto di controllo e violenza di genere, quando la relazione era ormai deteriorata e la vittima aveva iniziato a intraprendere nuovi percorsi personali che l’imputato non accettava.
La voce della famiglia
La zia di Nataly, Rosario Valle, visibilmente commossa, ha preso la parola durante la prima udienza: «Se avessi saputo che soffriva, sarei andata a prenderla», ha dichiarato. Ha ricordato di non aver mai immaginato che la nipote fosse in pericolo e ha sottolineato l’importanza che la comunità e il tribunale comprendano che Nataly aveva una famiglia che la amava e che ora chiede giustizia.
La cugina ha ribadito che la presenza della famiglia in Italia ha un duplice obiettivo: seguire il processo e preservare la memoria di Nataly, affinché la sua storia non venga ridotta a un numero in più nella statistica della violenza di genere. «Vogliamo che sia fatta giustizia e che si sappia chi era Nataly, che non venga dimenticata», hanno affermato.
L’avvocato della famiglia, Nicodemo Gentile, ha sottolineato il valore simbolico dell’inizio del processo proprio alla vigilia del 25 novembre: «Questo processo comincia in un giorno molto significativo. Dobbiamo ricordare che Nataly è stata uccisa perché era diventata scomoda», ha detto.
Gentile ha spiegato che, secondo l’accusa, González Rivas avrebbe reagito con violenza estrema quando Nataly ha smesso di rispondere alle sue aspettative: «Quando la donna smette di soddisfare le sue richieste, lui elimina. Nataly aveva scelto altre strade e lui l’ha punita con la morte».

Un processo complesso
La Corte d’Assise di Milano ha ammesso formalmente la zia e la cugina di Nataly come parti civili. La prossima udienza è stata fissata per il 15 dicembre, quando si prevede la presentazione delle prime perizie e l’audizione dei primi testimoni.
Il processo si preannuncia lungo e dettagliato. La Procura intende presentare ricostruzioni tecniche, relazioni forensi e testimonianze che permettano di chiarire con precisione le ultime ore di vita di Nataly e le circostanze della sua scomparsa. Dal canto suo, la difesa dell’imputato ha anticipato che cercherà di dimostrare l’innocenza di González Rivas.
Oltre all’aspetto giudiziario, la presenza della famiglia ha un profondo valore simbolico ed emotivo. «Non vogliamo che la sua storia si perda. Vogliamo giustizia e che tutti sappiano chi era Nataly», hanno ribadito la zia e la cugina della vittima.
Latino Quotidiano – TG Festival Il tuo Latino Quotidiano