Il Tricolore non è un’opinione

Il caso della Sindaca altoatesina e il dovere di ricordare chi siamo

di Vincenzo Barretta

Merano, 20 maggio 2025 – Certe azioni parlano più di qualunque discorso. La scelta di Katharina Keller, neo sindaca di Merano, esponente della Südtiroler Volkspartei (SVP), di non indossare la fascia tricolore durante una cerimonia pubblica ha scatenato un dibattito nazionale, profondo e necessario.

Non una dimenticanza, ma una presa di posizione consapevole, e dunque ancor più grave. La fascia non è un accessorio. È la rappresentazione concreta dell’unità della Repubblica, della sua legittimità, del legame indissolubile tra cittadini e istituzioni.

La fascia come simbolo della nostra casa comune

Indossare il Tricolore significa riconoscere l’appartenenza a un progetto più grande: quello dell’Italia unita. Nessuno nega le particolarità linguistiche e culturali del Sud Tirolo, né le dolorose ferite della storia. Ma proprio per questo, proprio lì, la fascia dovrebbe essere portata con orgoglio: non come imposizione, ma come riconoscimento di una convivenza possibile e feconda.

L’autonomia non è separazione

Chi amministra un Comune rappresenta lo Stato, non un’identità personale e chi non vuole indossare la fascia Tricolore, non deve fare il sindaco. Godere dei frutti dell’autonomia e allo stesso tempo rifiutare i simboli della Repubblica è una contraddizione pericolosa. L’autonomia ha senso solo dentro un quadro nazionale condiviso: altrimenti diventa separazione, disgregazione, privilegio egoista.

Essere italiani è un onore, non un fastidio

Oggi, mentre il mondo si frammenta e l’Europa attraversa incertezze, servirebbe esattamente il contrario: gesti che uniscono, non che dividono. Il rispetto dei simboli nazionali è il primo passo verso la coesione. La fascia Tricolore non chiede di dimenticare la propria lingua o cultura. Chiede solo di ricordare con gratitudine la casa comune che ci ha accolto, protetto e sostenuto.

Il patriottismo è rispetto, non retorica

Non servono proclami roboanti. Serve rispetto. E responsabilità. Ogni sindaco d’Italia, da nord a sud, dovrebbe portare con sé quella fascia come un impegno, non come un peso. Perché non si può rappresentare l’Italia, e insieme rinnegarla. Non si può pretendere autonomia, e poi rifiutare l’identità nazionale da cui essa discende. Portare la fascia significa custodire l’Italia

Il Tricolore non è un’opinione.

È la memoria dei caduti, il sogno dei costituenti, la speranza di milioni di cittadini.

È ciò che ci tiene insieme, ogni giorno, malgrado tutto.

Chi ha l’onore di rappresentare le istituzioni non può dimenticarlo. Non deve.

spagna

El caso de la alcaldesa altoatesina y el deber de recordar quiénes somos

por Vincenzo Barretta

Merano, 20 de mayo de 2025 – Hay acciones que hablan más que cualquier discurso. La decisión de Katharina Keller, nueva alcaldesa de Merano y representante del Südtiroler Volkspartei (SVP), de no llevar la banda tricolor durante una ceremonia pública ha desatado un debate nacional, profundo y necesario.

No se trató de un olvido, sino de una postura consciente, y por tanto aún más grave. La banda no es un simple accesorio. Es la representación concreta de la unidad de la República, de su legitimidad, del vínculo indisoluble entre ciudadanos e instituciones.

La banda como símbolo de nuestra casa común

Llevar el tricolor significa reconocer la pertenencia a un proyecto más grande: el de Italia unida. Nadie niega las particularidades lingüísticas y culturales del Tirol del Sur, ni las dolorosas heridas de la historia. Pero justamente por eso, precisamente allí, la banda debería llevarse con orgullo: no como una imposición, sino como reconocimiento de una convivencia posible y fecunda.

La autonomía no es separación

Quien administra un municipio representa al Estado, no una identidad personal, y quien no quiere llevar la banda tricolor, no debería ser alcalde. Disfrutar de los frutos de la autonomía y al mismo tiempo rechazar los símbolos de la República es una contradicción peligrosa. La autonomía solo tiene sentido dentro de un marco nacional compartido: de lo contrario se convierte en separación, fragmentación, privilegio egoísta.

Ser italiano es un honor, no una molestia

Hoy, mientras el mundo se fragmenta y Europa atraviesa incertidumbres, necesitamos exactamente lo contrario: gestos que unan, no que dividan. El respeto por los símbolos nacionales es el primer paso hacia la cohesión. La banda tricolor no exige olvidar la propia lengua o cultura. Solo pide recordar con gratitud la casa común que nos ha acogido, protegido y sostenido.

El patriotismo es respeto, no retórica

No hacen falta proclamas grandilocuentes. Hace falta respeto. Y responsabilidad. Cada alcalde de Italia, de norte a sur, debería llevar esa banda como un compromiso, no como una carga. Porque no se puede representar a Italia y, al mismo tiempo, renegar de ella. No se puede exigir autonomía y luego rechazar la identidad nacional de la que esta proviene. Llevar la banda significa custodiar a Italia.

El tricolor no es una opinión.

Es la memoria de los caídos, el sueño de los constituyentes, la esperanza de millones de ciudadanos.

Es lo que nos mantiene unidos cada día, a pesar de todo.

Quien tiene el honor de representar las instituciones no puede olvidarlo. No debe.

Attiva le newsletter per rimanere sempre aggiornato.

Vedi Anche

Fiera di Artigiani, Imprese e Imprenditori Ecuadoriani

Tra i protagonisti della giornata lo chef Andrés Serrano, il pittore Boris Véliz, artisti, imprenditori …

×