Il Faro dell’Antimafia illumina la città di Melzo

Nella cittadina la terza edizione della cammina antimafia dell’Adda Martesana

di Vincenzo Barretta

Melzo, 29 marzo 2025. Si è svolta a Melzo la terza edizione della camminata Antimafia dell’Adda Martesana promossa da Libera, l’associazione che quest’anno celebra i trent’anni di attività contro la corruzione, le mafie e l’illegalità.

Un’onda di colori e di voci ha invaso le strade della cittadina della provincia di Milano.

Studenti, insegnanti, familiari delle vittime di mafia, rappresentanti delle istituzioni e semplici cittadini si sono uniti in un corteo pacifico e con determinazione hanno ribadito il loro corale “NO” alla cultura della Mafia.

Il liceo scientifico Giordano Bruno di Melzo è stato scelto da Libera come presidio scolastico di legalità della Martesana e gli studenti del liceo attraverso iniziative, incontri, congressi, hanno tracciato il lungo percorso di avvicinamento di tutta la comunità dell’Adda Martesana all’edizione 2025 della Camminata Antimafia.

Proprio dalla sede del Liceo Scientifico Giordano Bruno, alle 09:30 è partita la “camminata” che ha attraversato le vie principali della cittadina per arrivare nella centralissima Piazza della Repubblica. Ogni passo un ricordo, un omaggio a chi ha sacrificato la propria vita per la giustizia e per la lotta alla criminalità organizzata.

L’evento quest’anno ha avuto come slogan “Il Vento Della Memoria Semina Giustizia” – da Trapani a Melzo, Camminando Sulle Orme Della Legalità.

Nell’affollatissima  Piazza della Repubblica di Melzo ha preso la parola Francesca Andreozzi, presidente dell’Associazione “Giuseppe Fava” e nipote del giornalista Giuseppe “Pippo” Fava, ucciso a Catania il 05 gennaio 1984 per mano della Mafia.

Se il vento dell’antimafia ha pervaso negli anni le coscienze dell’opinione pubblica lo si deve anche al coraggio di tanti giornalisti che, anche a caro prezzo, hanno sfidato il “metodo mafioso”.

67 anni fa compariva per la prima volta sulla prima pagina di un quotidiano, la parola “mafia”.

Era il 1957 e il quotidiano di Palermo “l’Ora” condusse la sua prima inchiesta antimafia, dando avvio ad una stagione in cui il pensiero collettivo prendeva finalmente coscienza che la mafia esisteva, che la mafia era il “male” e andava assolutamente combattuta, che la mafia non era semplice delinquenza locale, così come la narrazione voleva dipingerla.

Era la  prima volta che il fenomeno mafioso non veniva derubricato a banale propaganda denigratoria nei confronti della Sicilia e dei siciliani.

Era l’alba dell’antimafia e grazie alle menti di vivaci e coraggiosi giornalisti de l’Ora, iniziò l’avvento della cultura antimafia.

Grazie al coraggio e alla civiltà di cronisti come Mauro De Mauro e Giovanni Spampinato, che hanno pagato con la vita la messa alla berlina della mafia e dei mafiosi, di Vittorio Nisticò e Marcello Sorgi (attualmente editorialista de La Stampa) oggi parlare di mafia non fa più paura e l’imponenza della cultura antimafia consente “atti di pacifica ribellione” come quello di Melzo, dove si ribadisce il deciso rifiuto alla mafia e si ricordano tutte le vittime innocenti della criminalità organizzata.

Oggi la mafia è cambiata, anziché imporsi come faceva una volta con la violenza e le maniere forti, si ramifica e prolifera nel silenzio. Usa i “colletti bianchi” e firme pesanti che si insinuano in appalti, affidamenti, consulenze e pratiche che rendono estremamente difficile e complesso individuare il reato e l’autore.

Ecco perché nella giornata in cui il faro dell’antimafia si è acceso a Melzo, è importante ribadire che la lotta alla mafia deve passare attraverso l’informazione che deve alimentare la cultura della legalità nelle scuole, nei centri di aggregazione, tra i ragazzi, in ogni cittadino.

I giovani e la società civile non si arrendono e lottano per la loro libertà, per la giustizia e la legalità. La Camminata Antimafia dell’Adda Martesana è un segnale di speranza, un’occasione per riaffermare i valori della legalità e della giustizia e per rinnovare l’impegno nella lotta contro quella Peppino Impastato, giornalista ucciso dalla mafia il 9 maggio 1978, definì “Una Montagna di Merda”.

spagna

En la ciudad, la tercera edición de la caminata antimafia del Adda Martesana

por Vincenzo Barretta

Melzo, 29 de marzo de 2025. Se llevó a cabo en Melzo la tercera edición de la caminata Antimafia del Adda Martesana, promovida por Libera, la asociación que este año celebra sus treinta años de actividad contra la corrupción, las mafias y la ilegalidad.

Una ola de colores y voces invadió las calles de esta ciudad de la provincia de Milán.

Estudiantes, maestros, familiares de las víctimas de la mafia, representantes de las instituciones y ciudadanos se unieron en una manifestación pacífica y con determinación reafirmaron su rotundo “NO” a la cultura de la mafia.

El liceo científico Giordano Bruno de Melzo fue elegido por Libera como centro escolar de legalidad de la Martesana y los estudiantes del liceo, a través de iniciativas, encuentros y congresos, han trazado el largo camino de acercamiento de toda la comunidad del Adda Martesana a la edición 2025 de la Caminata Antimafia.

Desde la sede del Liceo Científico Giordano Bruno, a las 09:30 comenzó la “caminata” que atravesó las principales calles de la ciudad para llegar a la céntrica Piazza della Repubblica. Cada paso, un recuerdo, un homenaje a quienes sacrificaron su vida por la justicia y la lucha contra el crimen organizado.

Este año, el evento tuvo como lema “El Viento de la Memoria Siembra Justicia” – de Trapani a Melzo, Caminando sobre las huellas de la legalidad.

En la muy concurrida Piazza della Repubblica de Melzo, tomó la palabra Francesca Andreozzi, presidenta de la Asociación “Giuseppe Fava” y sobrina del periodista Giuseppe “Pippo” Fava, asesinado en Catania el 5 de enero de 1984 a manos de la mafia.

Si el viento de la antimafia ha invadido las conciencias de la opinión pública a lo largo de los años, también se debe al coraje de muchos periodistas que, a un alto precio, han desafiado el “método mafioso”.

Hace 67 años, por primera vez, la palabra “mafia” apareció en la portada de un periódico.

Era 1957 y el diario de Palermo “l’Ora” llevó a cabo su primera investigación antimafia, dando inicio a una etapa en la que el pensamiento colectivo finalmente tomó conciencia de que la mafia existía, que la mafia era el “mal” y debía ser combatida, que la mafia no era simple delincuencia local, como la narrativa quería presentarla.

Era la primera vez que el fenómeno mafioso no se reducía a una simple propaganda difamatoria contra Sicilia y los sicilianos.

Era el amanecer de la antimafia y gracias a las mentes vivas y valientes periodistas de “l’Ora”, comenzó el advenimiento de la cultura antimafia.

Gracias al coraje y la civilidad de cronistas como Mauro De Mauro y Giovanni Spampinato, quienes pagaron con sus vidas la denuncia de la mafia y los mafiosos, de Vittorio Nisticò y Marcello Sorgi (actual columnista de La Stampa), hoy hablar de la mafia ya no da miedo y la importancia de la cultura antimafia permite “actos de rebelión pacífica” como el de Melzo, donde se reafirma el rotundo rechazo a la mafia y se recuerda a todas las víctimas inocentes del crimen organizado.

Hoy la mafia ha cambiado, en lugar de imponerse como lo hacía antes con violencia y métodos contundentes, se ramifica y prolifera en el silencio. Utiliza a los “cuellos blancos” y firmas importantes que se infiltran en licitaciones, adjudicaciones, consultorías y trámites que hacen extremadamente difícil y complejo identificar el delito y al autor.

Por eso, en el día en que el faro de la antimafia se encendió en Melzo, es importante reafirmar que la lucha contra la mafia debe pasar por la información, que debe alimentar la cultura de la legalidad en las escuelas, en los centros de agregación, entre los jóvenes, en cada ciudadano.

Los jóvenes y la sociedad civil no se rinden y luchan por su libertad, por la justicia y la legalidad. La Caminata Antimafia del Adda Martesana es una señal de esperanza, una oportunidad para reafirmar los valores de la legalidad y la justicia y para renovar el compromiso en la lucha contra lo que Peppino Impastato, periodista asesinado por la mafia el 9 de mayo de 1978, definió como “Una Montaña de Mierda”.

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