Fidel. Un dialogo lungo 30 anni

La presentazione di un libro che racchiude quattro straordinarie interviste al Líder Máximo, realizzate da un giornalista visionario e immortale: Gianni Minà

Milano, 26 febbraio 2025 – Loredana Macchietti Minà, presidente della Fondazione Minà, presenta il libro Fidel. Un dialogo lungo 30 anni. L’evento si terrà in tre diverse date:

  • 27 febbraio, ore 21 – Sala Previato dello Spazio Cultura, Piazza della Vittoria, San Giuliano Milanese. Interverranno Loredana Macchietti e Vincenzo Greco, segretario della Camera del Lavoro di Milano. Coordina Francesco Trunfio dell’Associazione Italia-Cuba di San Giuliano.
  • 28 febbraio, ore 21 – Cascina Grande, via Togliatti 105, Rozzano. Interverranno Marcos Hernandez Sosa, console generale di Cuba a Milano; Ernesto Poggi, presidente ANPI Rozzano; Gianni Fossati dell’Associazione Nazionale di Amicizia Italia-Cuba. Evento organizzato da ANPI e Associazione Italia-Cuba, con il patrocinio del Comune di Rozzano.
  • 1 marzo, ore 15.30 – Sala della Pace, Piazza Gramsci 1, Locate Triulzi. Loredana Macchietti Minà sarà intervistata da Marco Pezza. Parteciperanno il console Fidel Ajuria Domìnguez, il sindaco Davide Serranò, Gisella Baroni (presidente ANPI Locate Triulzi) e Irma Dioli (Circolo Sud Milano Italia-Cuba).

Il libro

Pubblicato nel 2024 da Minimum Fax e curato da Loredana Macchietti, Fidel. Un dialogo lungo trent’anni include le prefazioni di Jorge Amado e Gabriel García Márquez e una postfazione di Frei Betto.

La storia ha inizio nel 1974, quando Gianni Minà incontrò per la prima volta Fidel Castro in occasione di un match di boxe all’Avana. Nel tunnel che conduceva agli spogliatoi, gli rivolse alcune domande, alle quali il Líder Máximo replicò: “Dovremmo vederci in ufficio per rispondere a tutto. Siamo in piedi, qui”. Qualunque altro giornalista avrebbe considerato quella frase una risposta di cortesia, ma non Minà, che da quel giorno lavorò incessantemente per ottenere un’intervista.

Dopo anni di perseveranza, nel 1987 e nel 1990 riuscì a realizzare due interviste leggendarie, le più lunghe mai concesse da Fidel a un giornalista occidentale. Il volume raccoglie, per la prima volta, la trascrizione di queste quattro interviste storiche, culminate nell’ultimo incontro del 2015, un anno prima della morte di Castro, in occasione della visita di Papa Francesco a Cuba.

Attraverso queste conversazioni emerge un ritratto sfaccettato del leader cubano, tra luci e ombre: dalla lotta contro il regime di Fulgencio Batista all’amicizia con Che Guevara, dall’embargo statunitense alla crisi dei missili, dal rapporto con l’Unione Sovietica alle riforme economiche, fino ai diritti umani e agli scenari post-Guerra Fredda. Fidel non si sottrae al confronto, e Minà non esita a porre domande scomode, dando vita a un’opera che permette di riflettere su una delle rivoluzioni più longeve della storia.

“Mi hanno riferito che le domande sono molte, ma non mi sottrarrò a nessuna. Figurati se, con la nostra storia, possiamo avere paura delle parole”.

L’Autrice

Diplomata in assistenza sociale ed educazione degli adulti, Loredana Macchietti ha iniziato la sua carriera nel volontariato, per poi avvicinarsi al mondo degli audiovisivi grazie all’incontro con Gianni Minà. Dopo aver lavorato come segretaria di redazione, ha ricoperto diversi ruoli nel settore, specializzandosi nella produzione e produzione esecutiva di documentari.

Dal 2000 al 2015 è stata editrice della rivista trimestrale Latinoamerica e tutti i Sud del mondo. Nel 2022 ha realizzato il film documentario Gianni Minà, una vita da giornalista e si è laureata nuovamente in comunicazione pubblica e d’impresa. Attualmente, si occupa della digitalizzazione dell’archivio cartaceo e filmico di Minà per conto della Fondazione. In tutta Italia, e in particolare nelle scuole e nelle università, porta avanti il messaggio e l’eredità del grande giornalista, diffondendo il valore della sua strategia comunicativa e del suo instancabile impegno.

La Fondazione Gianni Minà

La Fondazione Gianni Minà nasce nel febbraio del 2023 per volontà dello stesso Gianni Minà, con l’obiettivo di proteggere, conservare e valorizzare il suo vasto archivio cartaceo, fotografico e videografico.

Si tratta di un archivio di grande importanza e imponenza, che include numerosi libri, quindici anni della rivista Latinoamerica e tutti i Sud del mondo, oltre a una vasta raccolta di articoli scritti per diverse testate nel corso di oltre sessant’anni di carriera.

A due anni dalla scomparsa di Gianni Minà, la Fondazione ha reso accessibile una nuova piattaforma online che raccoglie il patrimonio filmico e cartaceo del grande giornalista. Il sito rappresenta un prezioso strumento di ricerca per chi si avvicina alla professione, ma anche un’opportunità di connessione per le nuove generazioni, studenti e docenti. Ospita una selezione di documenti tratti dall’archivio e legati ai temi affrontati da Minà durante la sua carriera. Con oltre 1000 ore di produzione televisiva, l’archivio della Fondazione custodisce un patrimonio inestimabile.

“Lui pensava sempre ai giovani, che hanno un’attenzione limitata, ma ai quali bisogna trasmettere la memoria. Con la Fondazione Gianni Minà abbiamo creato un database con il suo materiale, che sarà disponibile per tutti, perché è attraverso la conoscenza che si sviluppa una coscienza critica. In questo diluvio di informazioni, oggi è più che mai necessario distinguere ciò che è vero da ciò che è falso”, afferma Loredana Macchietti, sua moglie e principale collaboratrice.

Conservare il frutto di sessant’anni di ricerca e interviste significa anche offrire al pubblico la possibilità di conoscere meglio la vita e il pensiero di Gianni Minà. La Fondazione opera attivamente nella promozione della cultura e del giornalismo, raccogliendo, conservando, organizzando e mettendo a disposizione di studiosi e ricercatori tutta la documentazione relativa all’opera e alla vita del giornalista, con l’obiettivo di diffondere e valorizzare il suo lavoro.

Minà ha sempre sentito l’esigenza di raccontare il giornalismo nella sua essenza più autentica: libero da vincoli partitici e attento al controllo delle fonti. Il suo era un giornalismo rigoroso, fondato su fatti, dati e cifre inconfutabili, senza preoccuparsi se una notizia potesse risultare “politicamente scorretta”. Con il suo approccio ha incarnato il meglio della professione, offrendo ancora oggi un modello per chi vuole intraprendere questa carriera.

La sua figura si distingue tra i colleghi del suo tempo per lo sguardo umano e partecipe con cui raccontava le storie, ma anche per l’ostracismo che ha dovuto affrontare. Il progressivo cambiamento del panorama dell’informazione italiana e la trasformazione del servizio pubblico hanno portato a un’involuzione del gusto, della sensibilità e della curiosità del pubblico, relegando il suo lavoro a una nicchia di lettori e spettatori consapevoli e attenti.

Nonostante la sua scomparsa, Minà resta il simbolo di un giornalismo empatico, capace di entrare in contatto con le persone mantenendo sempre il necessario distacco professionale. Era noto per la sua capacità di mettere gli intervistati a proprio agio, permettendo loro di aprirsi con sincerità. “Sceglieva chi intervistare in base all’umanità, non per il ruolo che ricopriva. Non aveva pregiudizi, ma un’insaziabile curiosità. Quando intervistava, era come se si facesse carico di tutto ciò che l’interlocutore condivideva. Raccoglieva ogni emozione, pur mantenendo sempre il giusto equilibrio tra intervistatore e intervistato”, racconta Loredana Macchietti. Per Minà, il giornalismo era un lavoro sociale, un mezzo per collegare eventi apparentemente scollegati e offrire una visione più chiara della realtà. La sua volontà di testimoniare in prima persona ciò che accadeva lo ha reso una voce fuori dal coro, spesso isolata proprio per la sua indipendenza e coerenza.

Il Consiglio della Fondazione include, oltre a Loredana Macchietti (Presidente) e alle tre figlie Marianna, Francesca Emilia e Paola Emilia Minà, anche Andrea Conforti e Manuela Olivieri Mennea.

La Fondazione si impegna a perseguire i propri obiettivi collaborando con associazioni, enti e istituzioni nazionali e internazionali, purché i loro principi siano in linea con lo statuto della Fondazione e con la normativa vigente.

Gianni Minà ha affidato alla sua Fondazione il compito di custodire e diffondere il suo lascito culturale, affinché possa essere conosciuto dalle nuove generazioni. “Spero e voglio che i giovani vedano, leggano e comprendano meglio i luoghi, le persone e gli eventi che hanno segnato la storia dagli anni Cinquanta a oggi. Perché sapere significa migliorare la propria esistenza”.

 

spagna  

Fidel. Un diálogo de 30 años

La presentación de un libro que recoge cuatro extraordinarias entrevistas al Líder Máximo, realizadas por un periodista visionario e inmortal: Gianni Minà.

Milán, 26 de febrero de 2025 – Loredana Macchietti Minà, presidenta de la Fundación Minà, presenta el libro Fidel. Un diálogo de 30 años. El evento se llevará a cabo en tres fechas diferentes:

  • 27 de febrero, 21:00 horas – Sala Previato del Spazio Cultura, Piazza della Vittoria, San Giuliano Milanese. Participarán Loredana Macchietti y Vincenzo Greco, secretario de la Cámara del Trabajo de Milán. Coordina Francesco Trunfio de la Asociación Italia-Cuba de San Giuliano.
  • 28 de febrero, 21:00 horas – Cascina Grande, Via Togliatti 105, Rozzano. Intervendrán Marcos Hernández Sosa, cónsul general de Cuba en Milán; Ernesto Poggi, presidente de ANPI Rozzano; Gianni Fossati de la Asociación Nacional de Amistad Italia-Cuba. Evento organizado por ANPI y la Asociación Italia-Cuba, con el patrocinio del Ayuntamiento de Rozzano.
  • 1 de marzo, 15:30 horas – Sala de la Paz, Piazza Gramsci 1, Locate Triulzi. Loredana Macchietti Minà será entrevistada por Marco Pezza. Participarán el cónsul Fidel Ajuria Domìnguez, el alcalde Davide Serranò, Gisella Baroni (presidenta de ANPI Locate Triulzi) e Irma Dioli (Círculo Sur Milán Italia-Cuba).

El libro

Publicado en 2024 por Minimum Fax y editado por Loredana Macchietti, Fidel. Un diálogo de treinta años incluye los prólogos de Jorge Amado y Gabriel García Márquez y un epílogo de Frei Betto.

La historia comienza en 1974, cuando Gianni Minà conoció por primera vez a Fidel Castro en un combate de boxeo en La Habana. En el túnel que llevaba a los vestuarios, le hizo algunas preguntas, a las que el Líder Máximo respondió: “Deberíamos vernos en la oficina para responder a todo. Estamos de pie aquí”. Cualquier otro periodista habría considerado esa frase una respuesta de cortesía, pero no Minà, quien desde ese día trabajó incansablemente para obtener una entrevista.

Tras años de perseverancia, en 1987 y 1990 logró realizar dos entrevistas legendarias, las más largas que Fidel concedió a un periodista occidental. El volumen recopila, por primera vez, la transcripción de estas cuatro entrevistas históricas, culminadas con el último encuentro en 2015, un año antes de la muerte de Castro, con motivo de la visita del Papa Francisco a Cuba.

A través de estas conversaciones emerge un retrato multifacético del líder cubano, entre luces y sombras: desde la lucha contra el régimen de Fulgencio Batista hasta su amistad con el Che Guevara, desde el embargo estadounidense hasta la crisis de los misiles, desde la relación con la Unión Soviética hasta las reformas económicas, pasando por los derechos humanos y los escenarios del post-Guerra Fría. Fidel no evade el debate, y Minà no duda en hacer preguntas incómodas, dando lugar a una obra que permite reflexionar sobre una de las revoluciones más longevas de la historia.

“Me han dicho que hay muchas preguntas, pero no me sustraeré a ninguna. Figúrate si, con nuestra historia, podemos tener miedo a las palabras”.

La Autora

Graduada en asistencia social y educación de adultos, Loredana Macchietti inició su carrera en el voluntariado, para luego acercarse al mundo audiovisual gracias a su encuentro con Gianni Minà. Tras trabajar como secretaria de redacción, desempeñó diversos roles en el sector, especializándose en la producción y producción ejecutiva de documentales.

De 2000 a 2015 fue editora de la revista trimestral Latinoamérica y todos los sures del mundo. En 2022 realizó el documental Gianni Minà, una vida de periodista y obtuvo una segunda licenciatura en comunicación pública y empresarial. Actualmente, se encarga de la digitalización del archivo documental y fílmico de Minà para la Fundación. En toda Italia, especialmente en escuelas y universidades, difunde el mensaje y el legado del gran periodista, promoviendo el valor de su estrategia comunicativa y su incansable compromiso.

La Fundación Gianni Minà

La Fundación Gianni Minà nace en febrero de 2023 por voluntad del propio Gianni Minà, con el objetivo de proteger, conservar y valorar su vasto archivo en papel, fotográfico y videográfico.

Se trata de un archivo de gran importancia y magnitud, que incluye numerosos libros, quince años de la revista Latinoamérica y todos los sures del mundo, además de una amplia colección de artículos escritos para diversas publicaciones a lo largo de más de sesenta años de carrera.

Dos años después del fallecimiento de Gianni Minà, la Fundación ha puesto a disposición una nueva plataforma en línea que recopila el patrimonio fílmico y documental del gran periodista. El sitio representa una valiosa herramienta de investigación para quienes se acercan a la profesión, pero también una oportunidad de conexión para las nuevas generaciones, estudiantes y docentes. Contiene una selección de documentos extraídos del archivo y relacionados con los temas abordados por Minà durante su carrera. Con más de 1000 horas de producción televisiva, el archivo de la Fundación resguarda un patrimonio invaluable.

“Él siempre pensaba en los jóvenes, que tienen una atención limitada, pero a quienes hay que transmitir la memoria. Con la Fundación Gianni Minà hemos creado una base de datos con su material, que estará disponible para todos, porque es a través del conocimiento que se desarrolla una conciencia crítica. En este diluvio de información, hoy más que nunca es necesario distinguir lo que es verdadero de lo que es falso”, afirma Loredana Macchietti, su esposa y principal colaboradora.

Conservar el fruto de sesenta años de investigación e entrevistas significa también ofrecer al público la posibilidad de conocer mejor la vida y el pensamiento de Gianni Minà. La Fundación opera activamente en la promoción de la cultura y el periodismo, recopilando, conservando, organizando y poniendo a disposición de académicos e investigadores toda la documentación relacionada con la obra y la vida del periodista, con el objetivo de difundir y valorar su trabajo.

Minà siempre sintió la necesidad de contar el periodismo en su esencia más auténtica: libre de ataduras políticas y meticuloso en el control de sus fuentes. Su periodismo era riguroso, basado en hechos, datos y cifras irrefutables, sin preocuparse si una noticia podía resultar “políticamente incorrecta”. Con su enfoque, representó lo mejor de la profesión, ofreciendo aún hoy un modelo para quienes desean emprender esta carrera.

Su figura se distingue entre sus colegas de la época por la mirada humana y comprometida con la que contaba las historias, pero también por el ostracismo que tuvo que enfrentar. La transformación del panorama informativo italiano y la evolución del servicio público llevaron a una involución del gusto, la sensibilidad y la curiosidad del público, relegando su trabajo a un nicho de lectores y espectadores conscientes y atentos.

A pesar de su fallecimiento, Minà sigue siendo el símbolo de un periodismo empático, capaz de conectar con las personas manteniendo siempre el necesario distanciamiento profesional. Era conocido por su habilidad para hacer sentir cómodos a los entrevistados, permitiéndoles abrirse con sinceridad. “Él elegía a quién entrevistar por su humanidad, no por el cargo que ocupaba. No tenía prejuicios, sino una insaciable curiosidad. Cuando entrevistaba, era como si asumiera todo lo que su interlocutor compartía. Recogía cada emoción, sin dejar de mantener el equilibrio entre entrevistador y entrevistado”, cuenta Loredana Macchietti. Para Minà, el periodismo era un trabajo social, un medio para conectar eventos aparentemente inconexos y ofrecer una visión más clara de la realidad. Su deseo de presenciar en persona los hechos lo convirtió en una voz discordante, muchas veces aislada precisamente por su independencia y coherencia.

El Consejo de la Fundación incluye, además de Loredana Macchietti (Presidenta) y sus tres hijas Marianna, Francesca Emilia y Paola Emilia Minà, a Andrea Conforti y Manuela Olivieri Mennea.

La Fundación se compromete a perseguir sus objetivos colaborando con asociaciones, entidades e instituciones nacionales e internacionales, siempre que sus principios sean coherentes con el estatuto de la Fundación y la normativa vigente.

Gianni Minà confió a su Fundación la tarea de preservar y difundir su legado cultural, para que pueda ser conocido por las nuevas generaciones. “Espero y quiero que los jóvenes vean, lean y comprendan mejor los lugares, las personas y los acontecimientos que marcaron la historia desde los años cincuenta hasta hoy. Porque saber significa mejorar la propia existencia”.

 

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