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Elezioni Perù: c’è il rischio di un colpo di Stato?

Comunità rurali a favore di Castillo e membri militari pro Fujimori. Quasi 20 giorni dopo il secondo turno delle presidenziali, la situazione in Perù è tesa.

Lima, 25 giugno 2021 – Il gesto senza precedenti delle dimissioni di un membro del Jne (il tribunale elettorale peruviano) non ha fermato la revisione dei 200.000 voti contestati dalla leader di Fuerza Popular, Keiko Fujimori. Ieri, uno dei magistrati del Jurado nacional electoral, Luis Arce Córdova, ha presentato le proprie dimissioni, creando una crisi – risolta in tempi record – in un organismo già messo sotto pressione. Come riporta Ansa, mercoledì Arce, sostituito da Víctor Rodríguez Monteza, aveva inviato una lettera di fuoco al presidente dell’organismo elettorale, Jorge Salas Arenas. La maggior parte dei media peruviani hanno letto l’iniziativa di Arce come un gesto di sostegno agli sforzi di Fujimori per rovesciare il risultato dello scrutinio.

Ricordiamo che secondo lo scrutinio definitivo, il candidato della sinistra, Pedro Castillo, avrebbe vinto per 44.058 voti (0,25%), rispetto a Keiko Fujimori.

Invitate ad esprimersi, le organizzazioni internazionali incaricate dell’osservazione elettorale, l’Osa (l’Organizzazione degli Stati americani), gli Usa e ora anche l’Unione Europea, hanno dichiarato che il processo elettorale in Perù è stato «libero e democratico», scartando qualsiasi indizio di brogli.

Fujimori, dal canto suo, ribadisce la denuncia di brogli da parte della sinistra, e negli ultimi giorni ha ricevuto il sostegno di diversi settori politici peruviani e stranieri. Mercoledì un centinaio di ex membri dell’esercito hanno portato avanti una manifestazione di piazza a Lima per esigere un nuovo scrutinio. Già la settimana scorsa, alcuni ex-ufficiali avevano firmato un documento in cui suggerivano addirittura la possibilità di un colpo di stato militare per impedire l’insediamento di un presidente di sinistra e alcuni ex presidenti conservatori della regione hanno inviato una lettera alla Giunta Elettorale in sostegno della petizione di Fujimori.

Dall’altra parte numerose organizzazioni sociali, partiti politici, gruppi universitari, e ‘”onde contadine” (ronderos), hanno annunciato che realizzeranno uno sciopero nazionale se la proclamazione ufficiale di Pedro Castillo a presidente del Perù non avverrà prima del 6 luglio, Giornata del Maestro, professione che ha esercitato il leader della sinistra.

Di sicuro, per questo fine settimana sono previste nuove manifestazioni dei sostenitori di entrambi i candidati.

Elecciones en Perú: ¿Existe el riesgo de un golpe de Estado?

Comunidades rurales a favor de Castillo y militares fujimoristas. Casi 20 días después de la segunda vuelta de las elecciones presidenciales, la situación en Perú es tensa.

Lima, 25 de junio de 2021 – El gesto sin precedentes de la renuncia de un miembro del JNE (Jurado nacional de elecciones) no detuvo la revisión de los 200.000 votos disputados por la líder de fuerza popular Keiko Fujimori. Ayer, uno de los magistrados del Jurado nacional de elecciones, Luis Arce Córdova, presentó su renuncia, creando una crisis –resuelta en tiempo récord– en un organismo ya bajo presión. Según informa Ansa, Arce, reemplazado por Víctor Rodríguez Monteza, había enviado una carta de fuego al presidente del órgano electoral, Jorge Salas Arenas. La mayoría de los medios peruanos han leído la iniciativa de Arce como un gesto de apoyo a los esfuerzos de Fujimori para anular el resultado de la votación.

Recordemos que, en la votación final, el candidato de izquierda, Pedro Castillo, habría ganado por 44.058 votos (0,25%) frente a Keiko Fujimori.

Invitadas a intervenir, las organizaciones internacionales de observación electoral, la OEA (Organización de Estados Americanos), E.E U.U. y ahora también la Unión Europea, han declarado que el proceso electoral en el Perú ha sido “libre y democrático”, rechazando cualquier atisbo de fraude.

Fujimori, por su parte, reitera la denuncia de fraude por parte de la izquierda, y en los últimos días ha recibido el apoyo de varios sectores políticos peruanos y extranjeros. El miércoles, un centenar de exmiembros del ejército realizaron una manifestación en las calles de Lima para exigir una nueva votación. Ya la semana pasada, algunos exfuncionarios habían firmado un documento que incluso sugería la posibilidad de un golpe militar para impedir la toma de posesión de un presidente de izquierda, y algunos expresidentes conservadores de la región enviaron unacarta a la Junta Electoral en apoyo a la peticiónde Fujimori.

Por otro lado, numerosas organizaciones sociales, partidos políticos, agrupaciones universitarias y “ronderos campesinos”, han anunciado que realizarán un paro nacional si la proclamación oficial de Pedro Castillo como Presidente del Perú no se produce antes del 6 de julio, Día de la Maestría, profesión que ha ejercido el líder de la izquierda.

Sin duda, para este fin de semana están previstas nuevas manifestaciones de simpatizantes de ambos candidatos.

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