Proteste a Quito a ottobre 2019

Ecuador: trasferite le sedi governative da Quito a Guayaquil.

Sarebbero oltre  500 i manifestanti arrestati. Durante gli scontri almeno cinque vittime (due confermate da fonti governative) ma il numero dei morti e dei feriti sarebbe superiore.

foto e video

(fonti agenzie Dire, Ansa, Askanews).

Una situazione difficile che ha spinto il presidente dell’Ecuador Lenin Moreno a spostare temporaneamente tutte le attività del governo dalla capitale Quito alla città portuale di Guayaquil. In un discorso trasmesso dai media locali, Moreno ha ribadito che non rinuncierà all’aumento dei prezzi del carburante ed ha accusato i suoi avversari di volere “rompere l’ordine costituzionale” e tentare un colpo di Stato. Gruppi indigeni da circa due settimane manifestato nella capitale. Centinaia di persone sono state arrestate. Moreno ha anche individuato i due leader che, a suo dire, sarebbero dietro la rivolta: il suo predecessore ed ex alleato, ora diventato rivale, Rafael Correa, e il presidente venezuelano Nicolas Maduro. Ma il movimento politico Impegno Sociale, guidato da Correa, ha respinto ogni accusa. Situazione dura anche nella regione amazzonica dove sono state sospese le estrazioni in tre giacimenti petroliferi occupati dai manifestanti.

Secondo le varie testimonianze per le strade di Quito si vedono scende da guerriglia urbana, dove in segno di protesta per la fine dei sussidi governativi al carburante, in vigore da 40 anni, giovani manifestanti col volto coperto hanno eretto barricate e incendiato copertoni, scontrandosi con le forze di polizia.

LE AUTORITÀ RISPETTINO I DIRITTI UMANÌ

(ANSA) – L’ufficio per il Sud America dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani ha espresso «preoccupazione per gli atti di violenza» nelle manifestazioni in Ecuador, ricordando che alle autorità di applicare le norme internazionali in materia di diritti umani. In una nota, l’ufficio Onu ha riferito di aver «seguito da vicino le recenti manifestazioni sociali e lo sciopero nazionale in Ecuador» e «ricorda che le autorità e i funzionari delle forze dell’ordine devono garantire a tutte le persone il diritto di manifestare pacificamente, tutelando i diritti alla libertà di espressione e di opinione, di riunione pacifica e di partecipazione alla vita pubblica». L’ufficio delle Nazioni Unite sottolinea che «nel proteggere il diritto a manifestazioni pacifiche, la polizia ha il dovere di identificare le persone che agiscono con violenza per isolarle dagli altri manifestanti. Gli atti di violenza o i crimini commessi da alcune persone non dovrebbero essere attribuiti ad altri il cui comportamento è pacifico». L’ufficio regionale Onu «ricorda alle autorità che l’uso della forza deve essere applicato in casi eccezionali, e di rispettare le norme internazionali sui diritti umani come i principi di legalità, necessità, proporzionalità e responsabilità. Qualsiasi forma di privazione della libertà dei manifestanti da parte delle autorità deve inoltre rispettare le norme stabilite dal diritto internazionale». In questo contesto, l’ufficio Onu si è detto «preoccupato per gli atti di violenza contro i manifestanti che sarebbero stati commessi da membri delle forze di sicurezza. L’Ufficio rifiuta in modo categorico gli atti di violenza commessi da terzi come attacchi a persone, distruzione di proprietà pubbliche e private, saccheggi, blocchi di strade pubbliche, tra gli altri». «Incoraggiamo lo sviluppo di misure di fiducia che contribuiscano a creare spazi per un dialogo costruttivo, garantendo piena validità e rispetto dei diritti umani di tutte le persone», conclude la nota. (ANSA).

CARICHE E MORTI, MA NON CI FERMIAMO. IL ‘PAQUETAZO’ È PROBLEMA CONTINENTALE (DIRE) Migliaia di manifestanti continuano ad affollare il Parque del Arbolito, davanti al palazzo dell’Assemblea Nazionale a Quito, in Ecuador. Da poche ore, non si tratta piu’ della capitale del Paese, trasferita a Guayaquil perche’ considerata meno esposta al rischio di manifestazioni di massa. “Veniamo dalla citta’ e dalla campagna, siamo indigeni e non, studenti e lavoratori- racconta alla DIRE Sixto Machado, manifestante raggiunto telefonicamente sul posto- stamane parteciperemo a un’assemblea per prendere decisioni rispetto alle mobilitazioni che si faranno stasera. Si stanno organizzando manifestazioni qui ma anche sulla costa, dal momento che il governo ora si trova a Guayaquil”. Molti media parlano di quelle degli ultimi sei giorni come delle ‘proteste piu’ violente degli ultimi anni’ nel Paese, ma quella denunciata da Machado e’ piuttosto la situazione di “repressione molto forte”. “Ci sono state violenze eccessive e abusi da parte delle forze dell’ordine, sia nelle citta’ che in provincia. Ci sono stati morti, hanno buttato compagni dai ponti, molti sono stati feriti da spari, da proiettili di gomma e di piombo- racconta l’attivista- Se c’e’ stata, come c’e’ stata, violenza da parte dei manifestanti, e’ stata una violenza difensiva”.

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