Ecuador: accordo Governo -Indigeni: spianata la strada per la pace e la fine della rivolta.

Il governo e gli indigeni locali hanno raggiunto un accordo che mette fine a settimane di proteste: il contestato decreto 883, quello che aveva provocato l’innalzamento dei prezzi di carburante e la conseguente ondata di manifestazioni, sarà abrogato. Lo ha reso noto il coordinatore delle Nazioni Unite in Ecuador, Arnaud Peral, dopo diverse ore di dialogo tra le parti alla periferia di Quito. Per scrivere un nuovo decreto, ha aggiunto, sara’ creata una commissione integrata dalle organizzazioni del movimento indigeno che partecipano al dialogo oltreché dal governo con la mediazione delle Nazioni Unite e della Conferenza episcopale ecuadoriana. (agenzia Agi)

“Una vittoria del popolo” e “un passo avanti verso il ritorno alla normalita’”, nella consapevolezza pero’ che in Ecuador “non finisce qui”: cosi’ Fabio Scotto, cooperante a Quito con la onlus Cefa, sulla decisione del governo del presidente Lenin Moreno di reintrodurre i sussidi che tenevano bassi i prezzi della benzina. “Alla fine del dialogo tra i dirigenti indigeni e il governo si decide di revocare il decreto che azzerava i contributi per la benzina e di formare una commissione mista per definire un nuovo decreto” ha sottolineato Scotto, in un post pubblicato sui social network nella serata ecuadoriana, la notte in Italia, dopo dieci giorni di cortei di piazza con disordini, arresti e vittime. “E’ una vittoria del popolo, che chiaramente cessa le proteste, e un passo avanti verso il lento ritorno alla normalità”. Secondo Scotto, “non finisce qua ma in Ecuador stasera andiamo a letto un pochino più sereni”. Cefa è presente da anni in Ecuador con progetti per lo sviluppo, in particolare in ambiente rurale. In corso fino al 2021 progetti a sostegno di una rete di produttori di cacao, caffè e quinoa nelle province di Sucumbíos, Orellana, Napo, Manabí e Chimborazo. (agenzia Dire)

Nostro Servizio di Massimiliano Saggese

Dopo settimane di proteste con decine di morti (ancora non sono noti i dati ufficiali) centinaia di feriti e arrestati, oggi gli ecuatoriani di tutto il mondo si alzano sentendo un nuovo vento: di speranza. Alla paura delle scontro fra popolo e Governo, alle immagini delle occupazioni, dei roghi, degli scontri con la polizia, oggi subentrano quelle del tavolo istituzionale dove le parti hanno raggiunto un accordo. A questo si è giunti anche grazie alla mobilitazione degli ecuatoriani di Milano, Genova, Londra, a quelli immigrati in Germania, negli Stati Uniti, in Canda che sono scesi in piazza sfidando l’indifferenza del mondo dell’informazione e al tempo stesso sollecitandola, e raccogliendo consensi fra quei popoli di quelle nazioni dove si sono trasferiti in cerca di un futuro migliore. Ovunque sono scesi in piazza con il loro costumi tradizionali, con la bandiera del loro Paese, cantando il loro inno nazionale e le loro canzoni popolari. Anche a loto va una parte di merito di questo vittoria popolare. In patria hanno dato vita ad una rivolta ininterrotta e “fuori” hanno alzato la voce tutti insieme. E hanno vinto.

Riportiamo alcuni momenti della mobilitazione avvenuta a Milano in via Pisani (stazione centrale) dove decine di ecuadoriani si erano dati appuntamento per chiedere la fine degli scontri e il ritiro del “paquetazo”. Sono immagini e voci analoghe a quelle delle proteste di Genova dove in pizza erano alcune centinaia e di Londra dove erano oltre un migliaio.

Il presidio degli ecuatoriani in via Pisano a Milano – foto Max Saggese

 

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