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Come è nato l’Auto-tune? Che cosa fa esattamente sulla voce di un cantante?

Il brano Believe di Cher il primo con l’Auto-Tune.

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Di Angelo Pellegrino

Milano, 5 aprile 2022 – Era il lontano 1998 quando venne pubblicato il brano Believe di Cher che destò da subito moltissimo interesse nel pubblico di allora, per il particolarissimo effetto fantascientifico applicato alla sua voce. Non si trattava di un semplice effetto ma di una distorsione che a tratti rendeva la voce di Cher simile a un sintetizzatore.

Il particolare effetto fu creato da Antares Audio Technologies nel 1997 e prende il nome di Auto-Tune, letteralmente “Auto intonazione”. Stiamo parlando della fine degli anni 90 quando il digitale si stava facendo sempre più spazio nella registrazione professionale e iniziavano esserci diversi studi di registrazione che si liberavano delle vecchie bobine analogiche per sostituirle con i primi sistemi di produzione musicale digitali, come Protools, Logic o Cubase. Cantare in uno studio analogico significava nella maggior parte dei casi registrare “Buona alla prima”. Sì, perché in caso di errore, non esisteva il tastino “Undo” per tornare indietro e quindi al massimo si poteva ritentare la “Sorte” stando molto ma molto attenti a non cancellare le parti buone sul nastro. Con i primi sistemi digitali questi limiti vennero totalmente spazzati via, e infine con l’avvento di Antares Auto-Tune vennero spazzate via anche le imperfezioni canore.
L’Auto-Tune questo particolarissimo e potentissimo strumento digitale non è nato, infatti per essere utilizzato come un effetto vocale, ma bensì per correggere le imperfezioni di intonazione della voce. E’ facile ipotizzare che la stessa casa ANTARES quando lo progettò, non avrebbe mai ipotizzato che dopo Cher sarebbero nati addirittura dei generi musicali come la TRAP che si basano interamente su questa particolare sonorità per caratterizzare le tracce vocali. Infatti, per i cantati di quegli anni, abituati a registrare in analogico, la “Stonatura”, era motivo di vergogna e quindi l’effetto non doveva assolutamente essere percepito dall’ascoltatore ma anzi la voce doveva comunque sembrare il più naturale possibile.

La voce umana non passa da una nota a un’altra in maniera repentina ma è sempre piena di glissati, di note eccedenti e di note calanti che spesso caratterizzano in maniera univoca la timbrica e il cantante stesso. Immaginiamo cosa succederebbe a cantanti del calibro di Vasco Rossi o di Gianna Nannini che hanno fatto dell’interpretazione, dei glissati e delle imperfezioni della loro voce, il proprio punto di forza. Per avvertire l’effetto dell’Auto-Tune bisogna portarlo ai massimi livelli e questo significa eliminare i glissati nella voce, le note calanti e le note eccedenti azzerando in qualche modo quelle che sono anche le caratteristiche umane di una voce. Queste forzature di fatto creano l’effetto a cui oggi ci siamo ormai tanto abituati.
Da Madonna a Celentano in pochi anni dopo Believe di Cher, si inizia a far sentire anche se inizialmente in maniera lieve l’utilizzo di Auto-tune come per creare un’impronta univoca al nuovo genere pop.
Sono ormai moltissimi gli artisti che utilizzano l’Auto-Tune come effetto vocale e moltissimi altri che lo utilizzano senza che questo sia percepito dal pubblico, ma di fatto, è diventato in pochissimi anni uno degli strumenti di produzione musicale più utilizzati in fase di editing audio e in generale nel mondo musicale.

L’utilizzo di Auto-Tune in studio per correggere gli errori vocali ha sicuramente fatto risparmiare ai produttori e ai cantanti molti soldi e tempo di lavoro, ma attenzione artisti e cantanti, perché se è facile ipotizzare che l’utilizzo in studio come correttore d’intonazione non cesserà anche negli anni a venire, è anche facile ipotizzare che l’utilizzo dal vivo come effetto sia subordinato esclusivamente alla moda del momento e che presto o tardi gli artisti che ne abusano potrebbero trovarsi a dover cantare dal vivo davanti a un pubblico senza paracadute.

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¿Cómo nació Auto-tune? ¿Qué hace exactamente en la voz de un cantante?

La canción Believe de Cher fue la primera con el Auto-Tune.

Milán, 5 de abril de 2022 – Fue en 1998 cuando se publicó la canción Believe de Cher que inmediatamente despertó mucho interés en el público de la época, por el efecto de ciencia ficción muy particular aplicado a su voz. No era un simple efecto sino una distorsión que por momentos hacía que la voz de Cher sonara como un sintetizador.

El efecto particular fue creado por Antares Audio Technologies en 1997 y se llama Auto-Tune, literalmente “Auto entonación”. Hablamos de finales de los 90 cuando lo digital se hacía cada vez más hueco en la grabación profesional y eran varios los estudios de grabación que se deshacían de los viejos carretes analógicos para sustituirlos por los primeros sistemas de producción musical digital, como Protools, Logic o Cubase. Cantar en un estudio analógico significaba principalmente grabar “Bien a la primera. Sí, porque en caso de error, no había un botón “Deshacer” para volver atrás y, por lo tanto, a lo sumo se podía volver a intentar el “Destino” teniendo mucho pero mucho cuidado de no borrar las partes buenas de la cinta. Con los primeros sistemas digitales, estos límites se eliminaron por completo y, finalmente, con la llegada de Antares Auto-Tune, se eliminaron incluso las imperfecciones del canto.
Auto-Tune, este instrumento digital muy especial y potente no nació, de hecho, para ser utilizado como un efecto vocal, sino para corregir las imperfecciones de la entonación de la voz. Es fácil suponer que la propia casa Antares, cuando la diseñó, nunca habría planteado la hipótesis de que después de Cher, incluso nacerían géneros musicales como Trap que se basan completamente en este sonido particular para caracterizar las pistas vocales. De hecho, para los cantados de aquellos años, acostumbrados a grabar en analógico, el “desafinado” era motivo de vergüenza y por lo tanto el efecto era absolutamente no percibido por el oyente sino que la voz aún debía parecer lo más natural posible. como sea posible.

La voz humana no pasa de una nota a otra de repente, sino que siempre está llena de glissati, notas de exceso y notas menguantes que a menudo caracterizan el timbre y al propio cantante de una manera única. Imaginemos qué sería de cantantes de la talla de Vasco Rossi o Gianna Nannini que han hecho de la interpretación, los glissati y las imperfecciones de su voz, su punto fuerte. Para sentir el efecto del Auto-Tune hay que calzarse en los niveles más altos y esto significa eliminar los glissos en la voz, las notas planas y las notas sobrantes, eliminando de alguna manera las que son también las características humanas de una voz. Estos forzados de hecho crean el efecto al que nos hemos acostumbrado tanto hoy.
De Madonna a Celentano unos años después de Cher’s Believe, el uso de Auto-tune comienza a hacerse sentir, aunque un poco al principio, como si creara una huella única en el nuevo género pop.
Ahora hay muchos artistas que usan Auto-Tune como efecto vocal y otros tantos que lo usan sin que esto sea percibido por el público, pero de hecho, en pocos años se ha convertido en una de las herramientas de producción musical más utilizadas en el mundo. fase de edición de audio y en general en el mundo de la música.

El uso de Auto-Tune en el estudio para corregir errores vocales sin duda ha ahorrado mucho dinero y tiempo de trabajo a productores y cantantes, pero tenga cuidado con los artistas y cantantes, porque si es fácil asumir que el uso en el estudio como un corrector de entonación no cesará ni siquiera en los años venideros, también es fácil suponer que el uso del directo como efecto está subordinado exclusivamente a la moda del momento y que tarde o temprano los artistas que abusan de él pueden verse obligados a cantar en directo frente a él. de un público sin paracaídas.

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