carcere Guayaquil Ecuador

Carcere di Guayaquil: trovati corpi mutilati, decapitati, bruciati

La polizia ha ripreso ieri sera il controllo della prigione El Litoral di Guayaquil, nel sudovest dell’Ecuador, dove almeno 118 detenuti sono morti negli scontri avvenuti da martedì, il peggior massacro nella storia carceraria dell’America Latina.

Guayaquil, 1 ottobre 2021 – Circa 118 persone sono state uccise, 8 delle quali decapitate, e 86 ferite, hanno informato le autorità giudiziarie. «Tutto è calmo, i detenuti sono nelle loro celle», ha detto il comandante di polizia Tannya Varela, rivolgendosi alla stampa nel complesso carcerario di Guayaquil dopo un’operazione che ha coinvolto 900 agenti, di cui due rimasti feriti. Carri armati militari e soldati sono stati posizionati intorno alla prigione, dove centinaia di familiari di detenuti aspettano notizie dei loro cari. Gli scontri erano iniziati quando i prigionieri di una banda, Los Choneros, stavano festeggiato il compleanno di uno dei loro leader, tale Victor, e si vantavano di controllare la prigione, scatenando la furia delle organizzazioni rivali nelle altre ali dell’edificio, Los Lobos e Tiguerones. Secondo la Procura «la lotta per il potere all’interno del carcere e l’intenzione delle autorità di trasferire i capi delle organizzazioni criminali in altre prigioni del Paese sono stati i fattori scatenanti».

Di fronte alla violenza degli scontri, le guardie carcerarie, in numero esiguo, non hanno neppure tentato di intervenire, lasciando quindi per molto tempo i padiglioni del carcere in mano ai detenuti che hanno usato negli scontri numerose armi da fuoco e da taglio, e perfino bombe a mano. L’intervento di corpi speciali della polizia e dell’esercito ha consentito in serata, dopo varie ore, di riprendere il controllo della situazione. L’entità del massacro è emersa lentamente, a mano a mano che agenti e soldati entravano nelle celle e negli spazi comuni. Almeno otto detenuti sono stati decapitati nella battaglia, mentre cadaveri, anche con mani e piedi mozzati, sono stati trovati oltre che nelle celle, nei bagni, nei corridoi e perfino nei condotti dell’aria condizionata. Inoltre, in un cortile sono stati rinvenuti i resti carbonizzati di numerosi reclusi, evento che ha rallentato la definizione del bilancio e dell’identità delle vittime, tanto che pochissimi corpi sono stati riconsegnati alle famiglie.

Si tratta non solo del più grave episodio della storia ecuadoriana, ma del quinto di tutti i tempi in America latina, dopo quelli avvenuti in Honduras (361 nel 2012), Perù (250 nel 1986), Repubblica dominicana (135 nel 2005), e Brasile (133 nel 2006). Ammutinamenti e rivolte sono comuni nel sistema penitenziario ecuadoriano, ma la violenza e la crudeltà degli scontri di martedì hanno messo le autorità con le spalle al muro, costringendo il presidente Guillermo Lasso a decretare lo stato di emergenza carceri per 60 giorni in tutto il Paese e ad autorizzare l’intervento nei centri di reclusione delle forze armate.

Reanudación del control en la cárcel de Guayaquil: hallan cuerpos mutilados, decapitados y quemados

La policía retomó anoche el control de la cárcel El Litoral en Guayaquil, suroeste de Ecuador, donde al menos 118 detenidos han muerto en enfrentamientos desde el martes, la peor masacre en la historia carcelaria latinoamericana.

Guayaquil, 1 de octubre de 2021 – Unas 118 personas murieron, 8 de ellas decapitadas y 86 resultaron heridas, informaron las autoridades judiciales. “Todo está tranquilo, los detenidos están en sus celdas”, dijo la comandante de la policía Tannya Varela, dirigiéndose a la prensa en el complejo penitenciario de Guayaquil tras un operativo en el que participaron 900 agentes, dos de los cuales resultaron heridos. Tanques militares y soldados se han colocado alrededor de la prisión, donde cientos de familiares de detenidos esperan noticias de sus seres queridos. Los enfrentamientos habían comenzado cuando los presos de una banda, Los Choneros, celebraban el cumpleaños de uno de sus líderes, Víctor, y se jactaban de controlar la cárcel, desatando la furia de organizaciones rivales en las otras alas del edificio, Los Lobos y Tiguerones. Según la Fiscalía, “la lucha por el poder dentro de la cárcel y la intención de las autoridades de trasladar a los jefes de las organizaciones criminales a otras cárceles del país fueron los detonadores”.

Ante la violencia de los enfrentamientos, los guardias de la prisión, en pequeñas cantidades, ni siquiera intentaron intervenir, dejando así durante mucho tiempo los pabellones de la prisión en manos de los presos que utilizaron numerosas armas de fuego y armas cortantes en los enfrentamientos, e incluso granadas de mano. La intervención de cuerpos especiales de la policía y el ejército hizo posible que por la noche, después de varias horas, se recuperara el control de la situación. La magnitud de la masacre surgió lentamente, cuando agentes y soldados entraron en las celdas y espacios comunes. Al menos ocho detenidos fueron decapitados en la batalla, mientras que los cadáveres, incluso con las manos y los pies cortados, fueron encontrados, así como en celdas, baños, pasillos e incluso en conductos de aire acondicionado.  Además, se encontraron en un patio los restos carbonizados de numerosos internos, un hecho que ralentizó la definición del saldo y la identidad de las víctimas, tanto que muy pocos cuerpos fueron devueltos a sus familias.

Este no solo es el episodio más grave de la historia ecuatoriana, sino el quinto de todos los tiempos en América Latina, después de los ocurridos en Honduras (361 en 2012), Perú (250 en 1986), República Dominicana (135 en 2005) y Brasil (133 en 2006). Los motines y disturbios son comunes en el sistema penitenciario ecuatoriano, pero la violencia y la crueldad de los enfrentamientos del martes han puesto a las autoridades de espaldas a la pared, obligando al presidente Guillermo Lasso a decretar el estado de emergencia en las cárceles durante 60 días en todo el país y a autorizar la intervención en los centros de detención de las fuerzas armadas.

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